È un trattamento rivolto a pazienti con deterioramento cognitivo, conseguente a patologie degenerative del Sistema Nervoso Centrale e, mira a:

  • Contrastare la progressiva compromissione delle abilità cognitive residue;
  • A stimolare meccanismi neuronali alternativi per compensare la perdita di alcune abilità, con effetti positivi sull’autonomia personale del paziente e sulla sua qualità di vita;
  • A rallentare l’evoluzione della malattia, limitandone le conseguenze;
  • A migliorare comportamenti disadattivi, migliorare il tono dell’umore, ridurre la tendenza all’isolamento sociale;
  • Ad alleviare il carico assistenziale dei familiari.

Può essere svolta individualmente o in gruppi di 4-6 persone, omogenei per grado di compromissione cognitiva durante la quale viene impiegato un protocollo standardizzato provvisto di schede prestampate create da hoc dove sono proposti esercizi da svolgere in gruppo o individualmente volti, a promuovere:

a. l’orientamento personale e interpersonale

b. l’orientamento temporale e spaziale

c. il potenziamento delle abilità cognitive residue quali la memoria verbale, la memoria visiva, l’attenzione uditiva, l’attenzione visiva, la prassia costruttiva, la fluenza verbale e la logica.

A tale scopo si utilizzano determinate strategie quali ausili esterni e tecniche di memorizzazione (visualizzazione, associazione, categorizzazione).

Nelle patologie neurodegenerative, come la Malattia di Alzheimer, se è vero che le cellule cerebrali muoiono, altrettanto vero è che non si perdono tutte nello stesso istante la degenerazione ha uno sviluppo relativamente lento, pertanto molti altri neuroni conservano la loro funzionalità grazie ai collegamenti che possono attivare.

Più stimoli una persona riceve, più connessioni vengono risvegliate nella ricerca di una risposta adeguata, facilitando la costruzione di percorsi alternativi laddove si incorre in un intoppo causato dalla malattia (Luciana Quaia in Alzheimer e Riabilitazione Cognitiva – Carocci Editore).