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Il Disturbo di panico è un disturbo d’ansia caratterizzato da frequenti attacchi di panico inaspettati.
L’attacco di panico avviene in un periodo di tempo ben definito, durante il quale si manifestano improvvisamente forti sensazioni di apprensione acuta, paura incombente, cui si associano sintomi fisici quali dispnea, palpitazioni, cardiopalmo, tachicardia, sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento, fitte al torace, nausea o dolori addominali, formicolio, brividi o vampate di caldo, sensazioni di sbandamento o svenimento.
Inoltre, l’attacco di panico, può determinare un’ipersensibilità agli impulsi visivi ed uditivi: la persona può sperimentare un senso di estraneità rispetto ai propri pensieri o al proprio corpo o avere un’impressione distorta della mondo reale. Possono comparire sintomi cognitivi come paura di perdere il controllo, di impazzire o paura di morire. Spesso la persona riferisce di sentire, al sopraggiungere di un attacco di panico, un irrefrenabile bisogno di fuggire via.
La sintomatologia compare rapidamente e raggiunge un’intensità importante nel giro di dieci minuti. Dopo che i sintomi svaniscono, il soggetto sperimenta una fase definita “post critica” che può protrarsi per ore, caratterizzata da senso di malessere, disagio, tensione, sensazione di confusione, scarsa lucidità e debolezza muscolare.
L’attacco ha un esordio improvviso poiché irrompe mentre il soggetto sta svolgendo una normale attività, potendo manifestarsi anche mentre il soggetto è rilassato o addirittura mentre dorme: viene sorpreso, non riesce a capire cosa stia succedendo ed ha soltanto un impellente desiderio di allontanarsi dal luogo in cui si trova per rifugiarsi altrove.
Per la diagnosi di Disturbo di panico, il DSM-5 prevede i seguenti criteri:
Il trattamento cognitivo comportamentale mira ad individuare e trasformare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali che determinano un’interpretazione inesatta della sintomatologia ansiosa e una percezione erronea della realtà. Si avvale, tra le altre tecniche, dell’esposizione, attraverso la quale il paziente può acquisire nuove strategie per gestire e affrontare le sensazioni fisiche temute e le emozioni negative correlate.