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La fobia specifica è un disturbo d’ansia caratterizzato da paura intensa e sproporzionata verso un oggetto o una situazione specifica che non rappresenta una reale minaccia per il soggetto.
La persona che soffre di una fobia specifica prova una paura marcata non solo quando lo stimolo fobico è concretamente presente ma anche quando si aspetta di affrontarlo.
La persona riconosce che la propria paura è eccessiva e irragionevole ma non è in grado di controllarla in modo volontario. Per questo motivo la persona mette in atto comportamenti di evitamento nei confronti di tutte quelle situazioni nelle quali sia probabile trovarsi faccia a faccia con lo stimolo fobico.
La tendenza ad evitare tutte le situazioni- stimolo, sebbene riduca sul momento gli effetti della fobia, in realtà avvia un circolo vizioso: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo andando a rinforzare negativamente la paura.
L’eventuale esposizione allo stimolo fobico provoca sintomi ansiosi quali: tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, vertigini, rossore, senso di soffocamento, sudorazione, tremori, tensione muscolare.
La persona dinanzi allo stimolo fobico avverte il desiderio immediato di allontanarsi, di fuggire via da esso e di scappare in un ambiente sicuro e protetto.
Tale disturbo può interferire significativamente con le normali attività della vita quotidiana, con il funzionamento lavorativo, affettivo, sociale e/o scolastico della persona.
Le fobie specifiche vengono classificate in base alla tipologia dello stimolo fobico temuto:
Per la diagnosi di disturbo di fobia specifica, il DSM-5 prevede i seguenti criteri:
La terapia Cognitiva-Comportamentale per la cura delle fobie specifiche punta sulla desensibilizzazione sistematica. Essa prevede in una prima fase, l’apprendimento di tecniche di rilassamento muscolare e in un secondo momento, l’ esposizione del soggetto allo stimolo fobico temuto.
La persona viene esposta gradualmente, in modo sicuro e controllato allo stimolo che scatena la paura: si parte da situazioni fobiche più semplici che provocano meno paura e ansia, per poi passare pian piano a situazioni più complesse. L’esposizione può essere immaginativa e/o in vivo. Nel primo caso si chiede al paziente di immaginarsi, mentre è rilassato, una situazione/uno stimolo che lo spaventa; si aiuta la persona a raggiungere un’immagine molto vivida della situazione temuta, favorendone una descrizione molto attenta e precisa. In questo modo, la persona sviluppa la capacità di sopportare situazioni immaginarie gradatamente sempre più stressanti. Nel secondo caso, l’esposizione avviene in situazioni reali e concrete.