DOLORE CRONICO

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Di cosa si tratta

Il dolore cronico è definito come il “dolore che si protrae oltre i tempi normali di guarigione di una lesione o di un’infiammazione, abitualmente 3-6 mesi, e che perdura per anni”.

In medicina, la distinzione tra dolore acuto e cronico è talvolta determinata da un intervallo arbitrario di tempo dall’insorgenza; i due marker più comunemente utilizzati sono 3 mesi e 6 mesi dall’inizio, anche se alcuni ricercatori hanno posto la transizione dal dolore acuto a quello cronico a 12 mesi. Una definizione alternativa di dolore cronico, che non implica una durata arbitrariamente fissa, è “un dolore che si estende oltre il periodo di guarigione previsto”.

Il dolore cronico si può manifestare a qualunque età con una maggiore prevalenza nelle donne e rappresenta uno dei principali motivi di consultazione medica.
Mentre il dolore acuto è considerato un sintomo di una malattia sottostante, il dolore cronico è stato riconosciuto come una vera e propria patologia in sé per le conseguenze invalidanti che comporta per la persona che ne soffre, dal punto di vista fisico, psichico e socio-relazionale.

Alcune tra le principali cause di dolore cronico sono mal di schiena, emicrania, endometriosi, vulvodinia, fibromialgia, artrosi, nevralgie, esiti da trauma, herpes zoster.

Il dolore cronico grave è associato ad un aumento della mortalità, in particolare a causa di malattie cardiache e respiratorie. Le persone con dolore cronico tendono ad avere più alti tassi di depressione, ansia e disturbi del sonno. Il dolore cronico può contribuire a diminuire l’attività fisica a causa della paura di esacerbare il dolore, spesso con conseguente aumento di peso.

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