Correlazione tra abuso sessuale infantile e vaginismo

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E’ ormai appurato come l’esperienza di un abuso sessuale subìto nell’infanzia, porti molto spesso il soggetto abusato a sviluppare tutta una serie di problematiche psicologiche e comportamentali sia “a breve termine”, sia “a lungo termine”. Le prime, indubbiamente, riguardano le dirette conseguenze dell’abuso sul bambino: questo, infatti, può sviluppare sin da subito sintomi evidenti come disturbo post traumatico da stress, ansia, disturbi somatici, aggressività, problemi scolastici, iperattività e sessualizzazione precoce. Le seconde, invece, sono collegate allo sviluppo in età adulta di importanti sintomi psicopatologici che affondano le radici proprio negli abusi sessuali subiti nell’infanzia.

In letteratura sono presenti numerosi dati che confermano la relazione causale esistente tra abuso e Vaginismo. Moltissime donne con alle spalle vissuti di abuso sessuale infantile, infatti, soffrono del disturbo in esame, anche se la violenza è stata solo tentata (Vancaille G., Jarvis S.K., O’brien-Tomko M., 2012). La letteratura supporta ampiamente la teoria secondo la quale l’abuso sessuale influenza negativamente la sessualità femminile. Le vittime di abuso sessuale infantile hanno spesso associazioni, flashback e ricordi collegati ad aspetti specifici dell’abuso e ciò si va a riflettere sia sulla risposta sessuale psicologica che fisiologica. Tutto ciò si ripercuote poi sull’intimità e sull’attività sessuale dell’individuo, le quali vengono vissute con sentimenti negativi e vengono evitate fino a giungere ai casi di disturbi della sessualità quali il Vaginismo (Marendaz L.A., Wood K., 2005). Nel 1996 due studiosi, Sarwer e Durlak, portando avanti uno studio circa gli effetti dell’abuso sessuale infantile sulle vittime, hanno riscontrato la presenza di Vaginismo in moltissime donne e così hanno cercato di fare un’analisi più approfondita per verificare se ci fossero aspetti propri dell’abuso, causa di conseguenze più pesanti per l’abusato. L’aspetto che più di ogni altro venne alla luce, è stato quello riguardante la penetrazione: gli studiosi videro che in tutti quei casi in cui l’abusante attuò una penetrazione vaginale utilizzando la forza e la violenza, la vittima aveva maggiori problematiche legate al dolore coitale e soprattutto presentava Vaginismo. Nello stesso studio troviamo un ulteriore lavoro di ricerca, altrettanto interessante ed importante, svolto su un campione di donne in psicoterapia con il proprio partner.

L’obiettivo di questo lavoro, nato per approfondire ulteriormente i dati ottenuti dalle ricerche precedenti, era quello di esaminare la relazione presente tra casi di abuso sessuale infantile e disfunzioni sessuali in età adulta, per poi valutare la relazione tra specifici elementi dell’abuso e l’attuale disfunzione presentata. Il campione era costituito da 359 donne di cui ben il 51% presentava disfunzioni sessuali. Analizzando tali problematiche, gli studiosi videro che nel 13% dei casi si trattava di disturbi da dolore coitale, cioè Dispareunia e/o Vaginismo. Approfondendo l’analisi essi si accorsero che erano individuabili alcuni elementi favorenti l’insorgenza di tale patologia, quali: l’uso della forza, l’abuso perpetrato con violenza, l’essere stati abusati da più soggetti, essere abusati da un familiare o da una persona conosciuta, erano tutti fattori che causano conseguenze più gravi nella vittima.

Da tutti questi contributi scientifici, risulta evidente un legame tra abuso sessuale infantile e vaginismo. Interessante è vedere come questo si venga ad instaurare nella donna e come si mantenga stabile nel tempo. Si è detto precedentemente che il Vaginismo è associato alla fobia/paura del coito, quindi si può prendere in esame questo aspetto per collegare il disturbo all’abuso. Per fobia, infatti, si intende “la paura angosciosa destata da una determinata situazione, dalla vista di un oggetto o da una semplice rappresentazione mentale, che pur essendo riconosciuta come irragionevole non può essere dominata e obbliga a un comportamento inteso, di solito, a evitare o a mascherare la situazione paventata”. Le donne vittime di abusi potrebbero quindi presentare una forte associazione tra paura e penetrazione, derivante proprio dal trauma subìto. L’esperienza vissuta ha segnato in maniera forte la loro psiche e la loro componente emotiva, andando a ledere di conseguenza la sfera sessuale. Nel momento in cui queste donne cercano di approcciarsi alla sessualità, spesso rivivono dei flashback, riprovano quelle sensazioni ed emozioni che tempo prima le hanno segnate duramente.

Nel momento in cui il rapporto sessuale penetrativo viene associato al trauma e al dolore, le donne possono provare forte paura e cercare di evitare quindi il contatto con il partner. La contrazione involontaria della muscolatura pubococcigea sarebbe, quindi, una risposta involontaria dell’organismo di fronte a una situazione che viene percepita e vissuta come pericolosa. Seguendo tale ragionamento viene spontaneo fare un ulteriore passo avanti, passando dalla paura alla riflessione sul dolore e sul suo evitamento. Il dolore è un’emozione e in quanto tale è tendenzialmente strumentale per l’individuo, in quanto gli permette di adattarsi al proprio ambiente e di sopravvivere. Questa emozione, però, è intrinsecamente connotata da aspetti e sensazioni negative, in quanto indica al soggetto che si è subìto un danno, una lesione o un trauma (come l’abuso per l’appunto). Proprio per queste sue caratteristiche, il dolore e le sensazioni ad esso associato, sono evitate dagli individui, almeno tutte le volte che ciò gli risulta possibile. Evitare le esperienze spiacevoli che causano dolore, sembrerebbe utile e privo di conseguenze negative, ma in realtà non lo è affatto. Evitare il dolore in maniera cronica, infatti, non permette l’adattamento individuale e allontana le persone dalle proprie emozioni primarie.

A ciò si aggiunge il fatto che, in seguito all’emozione dolorosa, l’esperienza ad essa legata viene inglobata in schemi negativi: se si pensa al caso di un abuso, la donna che ha provato paura e forte dolore, può etichettare negativamente la sessualità nella sua globalità. Una volta raggiunta l’età adulta questo forte condizionamento ed etichettamento, la porteranno a vivere con forte paura le situazioni di intimità con un eventuale partner: il trauma subìto, nei casi più gravi, porta all’instaurarsi di una fobia vera e propria per la penetrazione, con conseguente Vaginismo (Greenberg L.S., Korman L.M., Paivio S.C., 2002).
Quindi la paura, il dolore e la paura di rivivere quel dolore, possono condurre gli individui verso il quadro psicopatologico presentato in questo articolo, il Vaginismo.

Giorgio Cornacchia

Psicologo Psicoterapeuta

 

 BIBLIOGRAFIA

GREENBERG L.S., KORMAN L.M., PAIVIO S.C. Emotion in humanistic psychoterapy. In: CAIN D.J. Humanistic psychotherapies: Handbook of research and practice. Washington, U.S.A., American Psychological Association, 2002.

MARENDAZ L.A., WOOD K. The effects of childhood sexual abuse on female sexuality – a model of intervention. Paper presented at the Restoration for Victims of Crime Conference convened by the Australian Institute of Criminology in conjunction with Victims Referral and Assistance Service and held in Melbourne, 2005.

SARWER D.B., DURLAK J.A.D. Childhood Sexual Abuse as a Predictor of Female Sexual Dysfunction: A study of couples seeking sex therapy. Child Abuse & Neglect, Vol 20, No 10, 1996.

VANCAILLE G., JARVIS S.K., O’BRIEN-TOMKO M. Vaginismus: current approach. O&G Magazine, 14, No 4, 2012.

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