Educare allo sport

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Perché lo sport è importante da un punto di vista educativo?

Da una parte lo sport ha la capacità di valorizzare varie caratteristiche delle persone che lo praticano e suscita attitudini valoriali e umane implicite in ognuno a livello naturale.

Dall’altro l’educazione si definisce come l’itinerario che una persona compie con l’aiuto di un educatore verso un dover essere, un fine che si ritiene valido per se stesso e per il mondo circostante. In questa prospettiva, diversi sono i percorsi capaci di accompagnare l’individuo o il gruppo verso il raggiungimento dello status ideale di uomo nel mondo.

Uno di questi è senza dubbio l’educazione allo sport, inteso appunto come momento di creatività utile alla conoscenza della corporeità, delle emozioni, della realtà circostante e delle relazioni intersoggettive.

Nell’epoca moderna si tende a conferire una valenza pedagogica particolare allo sport, ritenendolo una componente essenziale della nostra società, capace di trasmettere le regole fondamentali della vita sociale e portatore di valori educativi fondamentali quali tolleranza, spirito di squadra e lealtà.

Infatti, da un punto di vista storico, dobbiamo attendere la fine del XVIII secolo per trovare cenni di itinerari sportivi orientati all’attività educativa, grazie soprattutto al progresso e alla civilizzazione.

Lo sport ad ogni età

Allo sport ci si può avvicinare in qualsiasi momento con esigenze e spinte motivazionali che cambiano in relazione alla tipicità della fascia d’età in cui ci si trova. Per questo è fondamentale che l’ambiente sportivo in cui sono inseriti i giovani atleti sia focalizzato sul rispetto degli stadi di sviluppo.

Nello sport giovanile il tema della motivazione assume una forte rilevanza perché nel periodo adolescenziale si gettano le basi importanti in vista di una eventuale carriera agonistica futura e quando questa esperienza iniziale è gestita adeguatamente all’età può aiutare i ragazzi a sviluppare caratteristiche positive di personalità come l’autonomia, la consapevolezza dei limiti personali e la cooperazione. In questa fascia d’età, il fenomeno dell’abbandono sportivo e lo stile di vita sedentario sono fenomeni sociali da contrastare ma soprattutto individuare le ragioni che favoriscono il coinvolgimento sportivo e mantenerle attive nel tempo.

Infatti, i programmi sportivi orientati solo all’ottenimento dei risultati e che non tengano in considerazione la complessità della motivazione favoriscono il fenomeno dell’abbandono precoce.

Generalmente il bambino piccolo dai 5 ai 10 anni si avvicina a uno sport perché vuole giocare, entusiasmarsi, sperimentare il proprio corpo e le abilità acquisite in quel momento. In queste fasi il bambino non è ancora dotato di pensiero astratto, ma reagisce solo a ciò che è reale, concreto, presente e che appaga subito. Ma soprattutto, non programma, non fissa obiettivi troppo lontani e coglie soltanto le sollecitazioni del momento. Per i bambini i bisogni importanti corrispondono esclusivamente al trarre piacere dall’azione sportiva giocando, scaricare le energie attraverso il movimento e saper vivere in gruppo.

Dagli 11 ai 14 anni, il giovane familiarizza con il pensiero astratto e desidera vedere fin dove può arrivare, può programmare e fissare obiettivi a lungo termine e s’impegna nella cooperazione.

Tra i 15 e i 20 anni l’adolescente può preparare gli stadi più elevati della professionalità e vivere già il ruolo di adulto. Far parte di un ambiente sportivo favorisce l’adolescente nella realizzazione della socializzazione secondaria: trovandosi a interagire con diverse figure adulte che rappresentano i principali sostituti delle figure genitoriali in un contesto emotivamente più neutro rispetto a quello familiare entrerà a far parte di un gruppo che consente l’instaurarsi di relazioni che hanno diversi livelli di coinvolgimento e la sperimentazione di nuovi ruoli sociali.

Un itinerario educativo privilegiato?

Lo sport valorizza il corpo, un aspetto che non significa necessariamente un suo appiattimento materialistico. Esso richiede tuttavia la sua corretta collocazione ai fini dell’educazione dell’io personale e del noi comunitario. Il corpo non è un oggetto, bensì un soggetto, una persona.

In questa prospettiva va letta l’emblematica espressione dello sport che è la gestualità. In ogni gesto infatti si esprime la relazione col mondo e la propria costituzione  psicologica.

L’educazione del corpo quindi implica anche l’addestramento dell’anima, soprattutto quando è capace di conferire a chi lo pratica padronanza di sé, dei suoi atti, quando permette di colorare le azioni dell’atleta di generosità, abnegazione, solidarietà, coraggio, disciplina, senso di responsabilità e di sano orientamento estetico.

Sport e creatività

Quando si parla di educazione attraverso lo sport ci si chiede se esso contribuisca sostanzialmente allo sviluppo integrale della persona.

Questo può avvenire solo per passaggi successivi portando a livello di coscienza dei praticanti i valori dello sport, senza occultarne gli aspetti problematici, favorendone l’integrazione nella loro vita.

E’ necessario aiutare gli sportivi e partecipare criticamente agli avvenimenti agonistici, renderli capaci di conoscerne i limiti e gli aspetti positivi con l’obiettivo di passare da uno sport come fatto impulsivo ad uno sport come valore culturale e spirituale.

Bisogna tenere presente che tutto questo diventa possibile dal momento che lo sport esprime bisogni di amore, libertà, creatività, autonomia, giustizia, felicità che formano la sostanza essenziale dell’uomo.

Ne consegue che lo sport diviene tempo privilegiato di conoscenza di se stessi e degli altri, di convivenza con essi e di apertura ad una visione integrale della persona.

In queste parole ritroviamo il concetto di creatività associato allo sport: rende presenti alla coscienza i valori umani e, in un certo modo, li ricrea, collocandoli nella spera esistenziale attraverso esperienza che diventano un trampolino da cui decolla il messaggio educativo.

Chi utilizza lo sport come mezzo educativo è a conoscenza che il gioco e l’agonismo possono diventare tappe di partenza nello sviluppo integrale della persona.

Infatti, è la dimensione agonistica del gioco e dello sport che spinge ad andare oltre i limiti delle prestazioni precedenti ed a superare i propri limiti e oltre l’avversario.

 

Dott.ssa Silvia Dongiovanni – Psicologa, psicoterapeuta

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