Il disturbo d’ansia in età evolutiva e l’importanza del contesto scolastico

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La letteratura scientifica sui disturbi neuropsicologici in età evolutiva ha dimostrato nel corso degli anni che la sintomatologia dei disturbi d’ansia in bambini e adolescenti si manifesta anche attraverso le prestazioni scolastiche nonchè attraverso il verificarsi di comportamenti disfunzionali quali aggressività verso i compagni, difficoltà del concentrarsi, eccessiva stanchezza o irrequietezza.

Quando l’ansia è patologica?

I disturbi d’ansia rappresentano uno dei disturbi più diffusi dell’età evolutiva con una predominante manifestazione in fase adolescenziale. L’adolescenza infatti è il periodo più vulnerabile della vita di ciascuno, teatro di importanti cambiamenti fisici ma soprattutto cerebrali. Di per sè l’ansia non è un disturbo ma un’emozione che permette all’uomo di reagire ed operare nel mondo esterno. Essa diventa patologica quando, diventando più intensa e frequente, va ad interferire con le capacità cognitive umane (memoria, concentrazione, attenzione), diventando disfunzionale e poco adattiva per l’individuo. Come ogni condizione di salute mentale compromessa, anche per i disturbi d’ansia entrano in gioco fattori neurobiologici, temperamentali e relazionali la cui interazione va a modificare l’aspetto comportamentale dell’individuo stesso, intereferendo significativamente sulla vita quotidiana.

Cosa succede quando l’interferenza con la quotidianità scolastica è molto forte?

Quanto più l’interferenza riguarda la vita scolastica tanto più le forme di disagio legate all’ansia sono evidenti, invalidanti e viziose e possono far scattare il campanello d’allarme. Un’ansia inizialmente non specificata abbassa il rendimento scolatisco e l’interesse verso le materie; di conseguenza, queste ultime provocano eccessive paure e preoccupazioni per l’intero contesto scuola (timore dell’insegnante e delle verifiche, vergogna per l’insuccesso, giudizio dei genitori) che, viziosamente, incrementano i livelli d’ansia del bambino o del ragazzo nella fase più importante della sua vita. Di fatto, nel caso degli adolescenti, proprio nel momento in cui il loro corpo è particolarmente sensibile alle influenze esterne, essi devono gestire un malessere generalizzato, fisico e psicologico, in tutti i loro ambienti relazionali (famiglia, sport, tempo libero), senza sapere esattamente di cosa si tratti. Questo non risulta così facile, se non si vedono compresi e supportati.

Di conseguenza, quanto è importante la collaborazione della famiglia?

La collaborazione della famiglia è un aspetto cruciale per ridurre l’adattamento all’ansia del bambino o del ragazzo: fare in modo che i ragazzi percepiscano meno disagio possibile negli ambienti sociali in cui operano deve costituire uno degli obiettivi principali sia della famiglia e sia dei clinici. L’ansia porterebbe, di fatto, bambini e ragazzi a rifiutare e ad evitare in modo autodifensivo e inconsapevole i luoghi che invece sarebbero essenziali per la loro maturazione personale (scuola, ambienti sportivi, hobbies, ecc..).

A tal riguardo, considerato che circa un terzo di una loro giornata viene svolto a scuola e che essa stessa rappresenta una forte fonte di stress, cosa fare di fronte a bambini o ragazzi con sintomatologie ansiose a livello fisico e comportamentale? Cosa si può fare quindi per migliorare la qualità della vita scolastica dei ragazzi affinchè si sentano più capaci e sicuri nel loro percorso di crescita?

Piccoli ma necessari accorgimenti possono fare la differenza, anche in ottica preventiva:

  • supportarli nel loro processo di conoscenza di sé riflettendo insieme sulle loro doti e i loro limiti e tenendo a mente che i limiti sono deficitari solo se vengono considerati tali ma se si conoscono, si confinano e si condividono possono diventare potenzialità oppure almeno non essere disfunzionali per la persona stessa;
  • sia a scuola e sia a casa, porre i ragazzi di fronte ad obiettivi realistici e fattibili affinchè il loro senso di autoefficacia aumenti di volta in volta;
  • aiutarli ad accettare gli insuccessi senza confrontare le loro prestazioni con quelle degli altri coetanei;
  • lasciarli liberi di scegliere e seguire le loro passioni nonchè di poter riconoscere i propri errori.

Tali accorgimenti sono tanto più funzionali quanto più è alta la motivazione da parte degli adulti a mettersi in gioco nei più svariati contesti di azione dei bambini e dei ragazzi.

Inoltre, è importante considerare che una patologia presentata in età adulta può aver avuto origine in età evolutiva; di conseguenza un riconoscimento precoce e un intervento mirato possono significativamente ridurre l’impatto di problematiche sulla vita futura della persona dato che il disturbo d’ansia comprende diverse forme e manifestazioni.

Bibliografia:
Stephanie Plenty, Viveca Östber, Ylva B.Almquist, Lilly Augustine, Bitte Modin, “Psychosocial working conditions: An analysis of emotional symptoms and conduct problems amongst adolescent students”, Journal of Adolescence, Volume 37, Issue 4, June 2014, Pag. 4407-41.
Stephanie Plenty, Viveca Östberg, Bitte Modin, “The role of psychosocial school conditions in adolescent prosocial behaviour”, School Psychology International, 2015.
Eli Lebowitz e Haim Omer, Parent training per i disturbi d’d’ansia di bambini e adolescenti. Il Programma SPACE: Guida per il clinico e materiale per il genitore, Erikson 2020.
Abraham M. Nussbaum, L’esame diagnotico con il DSM-5, Raffaello Cortina Editore 2014.

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