LA DIAGNOSI DI ADHD VISTA DALL’INTERNO – L’iperattività raccontata da un bambino con diagnosi di Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività

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Dott.ssa Emanuela De Marco – Psicologa

Del Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività (DDAI), meglio conosciuto con l’acronimo inglese ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), negli ultimi anni, fortunatamente, si parla tanto.

Le conoscenze scientifiche sul disturbo sono aumentate e con queste anche le tecniche di intervento sono sempre più specifiche ed efficaci.

Si tratta di un intervento che prevede un lavoro su più fronti e, quindi, la presa in carico non solo del bambino con diagnosi di ADHD, ma l’intero sistema che ruota intorno a lui (genitori, insegnanti ed eventuali adulti di riferimento in contesti extrascolastici ed extrafamiliari).

Mi è capitato di fare colloqui di psicoeducazione con le figure più disparate, dal mister di calcio al capo scout, per trasmettere informazioni sul funzionamento del bambino, ma soprattutto su cosa e come fare per favorire un suo migliore inserimento nelle attività frequentate.

Spesso si riflette su quanto sia difficile la gestione di un bambino con iperattività in classe e la fatica che comporta per un insegnante il dover rimodulare l’intera didattica per mantenere alta l’attenzione, favorire il coinvolgimento e prevedere anche attività dinamiche, che consentano il movimento dell’alunno.

Ancora più spesso si discute su tutti gli ostacoli che la famiglia incontra nel percorso educativo e su quanto ancora, ahimè, i comportamenti impulsivi in questi casi vengano considerati conseguenza di una cattiva educazione. Le occhiatacce nel supermercato quando il bambino saltella ovunque, rischiando di fare danno; le esclusioni da feste di compleanno e uscite, perché il figlio non permette agli altri di chiacchierare in santa pace, con i suoi continui interventi; le battute più o meno velate dei genitori dei compagni di classe sulle competenze genitoriali all’ennesimo materiale scolastico danneggiato; il famoso “Se fosse mio figlio, saprei io come farlo star fermo!”, espresso verbalmente o con sguardi di biasimo.

Per evitare tutto questo, si invita spesso ad assumere il punto di vista degli adulti che vivono e lavorano con un bambino con diagnosi di ADHD; ma molta meno attenzione si dedica al vissuto del diretto interessato.

Quante volte ci chiediamo “Cosa c’è dietro quei comportamenti fastidiosi e assillanti? Lo fa perché gli fa piacere, perché sceglie di comportarsi così o perché non ha altra scelta? Quali sono i suoi pensieri e le sue emozioni a riguardo?”

È per questo che oggi ho deciso di farvi entrare nel mondo di un bambino con ADHD, con il quale abbiamo scritto una fiaba, il cui protagonista ha un nome direi decisamente significativo: Super Energia. Conosciamolo meglio:

Super Energia ha sempre molta fretta, vuole sempre giocare, non si rende conto di cosa sta facendo.

A volte ha dei comportamenti che lo rendono insopportabile: non ascolta, discute, interrompe, va in bagno, mangia tanto, fa disordine, non ascolta mamma e papà, butta le fotocopie, non fa i compiti.

Le maestre lo rimproverano, mangia senza il permesso; quando in classe fanno gli esperimenti non segue.

Si sente sempre dire “Basta, smettila” e lo mettono in punizione, ma lui non riesce a smettere di comportarsi così.

E’ molto triste quando gli altri lo mandano via e parlano male di lui: quando gioca al parco, tutti vanno su un’altra giostrina; vuole giocare con la sua sorellina, ma, senza accorgersene, finisce per farle del male e lei piange e non vuole più giocare con lui; in giardino nessuno dei suoi compagni vuole giocare con lui e le maestre lo rimproverano sempre, perché quando gioca rovina tutto. Anche i nonni si lamentano, perché rovina le piante e infastidisce i gatti, ma lui vuole solo giocare e invece gli altri non vogliono stare con lui, perché fa danni e crea problemi.

Lui vorrebbe tanto cambiare, ma non riesce.

Ha così tanta energia, che sembra sempre che abbia mangiato una torta intera.

Si sente in colpa per quello che succede e vorrebbe tanto essere bravo come gli altri, per questo pensa spesso a cosa potrebbe fare per cambiare la situazione: per essere simpatico agli altri, potrebbe fare qualche disegnino carino per i compagni e per le maestre. Dovrebbe cercare di calmarsi e di non superare la fila, perché i compagni non lo sopportano quando fa così.

A casa, potrebbe calmarsi e cercare di aiutare mamma e papà a fare qualcosa in casa e fare un po’ di sport.

Forse potrebbe aiutarlo a scatenarsi, altrimenti gli altri lo rimproverano.

Ma è difficile, troppo difficile!”

Direi che la frase finale del bambino, dopo la rilettura di questa fiaba prodotta di getto da lui e messa insieme da me, aggiunge ancora più profondità a questi pensieri e rende ancora più vivide queste emozioni. Lui esclama: “Super Energia è proprio uguale a me!”

Probabilmente in questi termini all’ADHD non abbiamo mai pensato, ma mi pare la definizione diagnostica più completa mai letta.

Diamo voce al vissuto dei bambini con iperattività, cerchiamo di guardare il mondo dal loro punto di vista e solo così potremo comprendere molto meglio il loro funzionamento, i loro pensieri e le loro emozioni, allontanandoci da colpevolizzazioni e stigmatizzazioni decisamente inutili e dannose.

Dott.ssa Emanuela De Marco – Psicologa

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Questo articolo ha un commento

  1. Meri

    Grazie dottoressa forse sarebbe utile che lei insegnasse a noi adulti come accogliere e porgerci al meglio a questi bambini forse a noi manca la genuinità che i bambini hanno e forse in questo caso direi grande sensibilità c

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