“NON TOCCARMI! HO PAURA DI SPROFONDARE”. Cause e conseguenze dell’impotenza appresa.

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Iole Barbara Rainò – Dott.ssa in Psicologia

Ti è mai capitato di conoscere persone, familiari, amici che sembrano ferme nei loro problemi o in un posto di lavoro che non ritengono soddisfacente eppure non fanno nulla per cambiare, migliorare o soddisfare la loro posizione?

Immagina di stare nelle sabbie mobili, prova ad ascoltare la tua paura, proveresti a liberarti o rimarresti immobile per paura di non sprofondare?

Questo sentimento di paura, di incapacità di andare avanti spesso lo riscontro nei bambini durante lo svolgimento delle loro attività scolastiche : “Iole, questo proprio non so farlo, non ci riesco. E’ inutile provarci, non sono in grado”; a volte è una conseguenza alla stanchezza e alla fatica mentale, altre volte entra in gioco quella che si chiama “Impotenza appresa”.

Nel 1967, lo psicologo Martin Saligman, ha definito l’impotenza appresa come quello stato mentale in cui  un essere umano diventa incapace ad evitare gli stimoli avversivi, dolorosi o spiacevoli.

Se proviamo ad immedesimarci in un ragazzo che torna a casa con i quaderni “imbrattati” di penna rossa dalle continue correzioni, con brutti voti e che nelle sue orecchie rimbombano continuamente frasi come:  “studia di più”, “non va bene!” capiamo bene come l’esposizione ai continui fallimenti porti il ragazzo a capire che impegnarsi, studiare e far pratica alla fine non porti da nessuna parte e non avranno più voglia di ritentare.

Nei bambini/ragazzi con DSA, spesso l’insuccesso prolungato genera scarsa autostima quindi l’aumento della frustrazione e della demotivazione all’apprendimento.

Il bambino demotivato, spesso mette in atto comportamenti aggressivi o di apatia come conseguenza della rabbia e della tristezza che prova con sé stesso e il suo sentirsi così incapace, inadeguato o non capito.

Ad esempio Michele, un ragazzo disgrafico e disortografico torna spesso con il diario e i quaderni pieno di correzioni e racconta che l’insegnante lo invita a scrivere meglio, piano e di rileggere la sua brutta scrittura. Racconta che anche la mamma lo rimprovera spesso di “non capirci nulla” e lo dice a voce bassissima, un po’ piegato su sé stesso e balbetta. Come potremmo aiutarlo? L’utilizzo del personal computer è sicuramente il primo step da affrontare per motivarlo a scrivere, a sentirsi capace.

E’ fondamentale quindi, cercare di motivare i ragazzi e di lavorare sulle loro potenzialità prima di tutto dandogli gli strumenti adatti per raggiungere l’obiettivo senza errori in concomitanza ad un lavoro sulle emozioni  che possa aiutare il ragazzo a ricostruire e ricreare un immagine di sé, di fiducia in sé stessi e di autostima per poter scacciare l’impotenza appresa custodita.

 

Iole Barbara Rainò – Dott.ssa in Psicologia

 

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