LA DIETA MEDITERRANEA: UNA BUGIA NUTRIZIONALE DELL’ERA ATTUALE?

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Dott.ssa Simona Vincenti – Biologa Nutrizionista

La cucina mediterranea ci regala tante ricchezze ed esplosioni di sapori  e colori a tavola, piacere per il palato e pietanze da acquolina in bocca per giunta economici e facili da preparare.  Pensiamo di seguire perfettamente  i principi di una  dieta mediterranea senza patire l’accezione negativa che il significato americano ha dato alla parola dieta, una prescrizione medica obbligata della quale faremmo volentieri a meno. Ma  la dieta mediterranea  è  una strategia nutrizionale quasi anacronistica per i nostri giorni. Continuiamo a raccontarci le buone pratiche teoriche della dieta mediterranea, affidandoci a quell’unico regime adatto ad un percorso di dimagrimento senza conseguenze,  come fosse l’indiscusso fra tutte le strategie alimentari, a  costo zero e senza tassi d’interesse per il nostro organismo. Ma che fine ha fatto la vera dieta mediterranea nei nostri giorni? Dov’è finito quel regime alimentare che inneggiava le caratteriste del realfood?

Il regime alimentare della salubrità negli anni ha subito importanti stravolgimenti, ha perso il suo habitat naturale e ad oggi parliamo erroneamente di dieta mediterranea confezionando a regola d’arte uno stile di vita assai lontano dall’impostazione originale.  La dieta mediterranea si è fermata a Pioppi, fra le ricerche rivoluzionarie dell’epoca del Biologo e Fisiologo Statunitense Ancel keys. Egli definì i punti cardine di una dieta atta a prevenire condizioni patologiche di natura cardiovascolare, dismetabolismi lipidici e invecchiamento cellulare.  Nella seconda metà degli anni quaranta Ancel Keys, durante una breve esperienza militare in Italia, a Castelnuovo Cilento, osservò con stupore la straordinaria longevità della popolazione del luogo. Ne dedusse che quel benessere generalizzato fosse la conseguenza di uno stile di vita sano, attivo e di una corretta dieta.

Nello specifico, il regime di Keys prevedeva una drastica riduzione di carne rossa e grassa, di zuccheri raffinati, di dolciumi e di alimenti lievitati privilegiando cibi ricchi in carboidrati naturalmente presenti in natura come frutta e verdura. Promuoveva quindi, in aggiunta a quest’ultime, cereali integrali, legumi, pesce e  olio d’oliva. Le intuizioni del Biologo statunitense, ancora ad oggi, sigillano i capisaldi di un regime alimentare dichiarato patrimonio culturale e immateriale dell’umanità nel Novembre 2010, ma nonostante la perfezione e la certezza di un modello alimentare preventivo, al limite del semplicistico, l’ingranaggio nutrizionale non sembra funzionare perfettamente, in ogni caso e nei nostri giorni.   Cos’è cambiato negli anni?

Recenti studi confermano che la dieta mediterranea è stata indubbiamente abbandonata nello stesso territorio di nascita e, al momento, qui praticata solo dagli abitanti più anziani che vivono nell’entroterra o nelle aree più isolate. D’altro canto gli stessi studi del biologo statunitense erano incentrati su un campione di soggetti anziani, nati sul finire degli anni ’80 pertanto vissuti senza molte delle comodità presenti attualmente, a partire dal frigorifero e dunque dal ridottissimo consumo dei prodotti conservati e/o trasformati. Inoltre gli studi di Ancel passavano in rassegna le abitudini alimentari dei contadini che popolavano le aree rurali, i quali iniziavano la loro lunga e faticosa giornata lavorativa bevendo un calice di olio al mattino, al risveglio.

Ad oggi non saremmo sicuramente attratti da questa usanza, né tanto meno penseremmo mai di scaldare il calice di olio nelle gelide mattinate d’inverno per far scorrerlo giù per l’esofago. In aggiunta, i braccianti del Cilento facevano risveglio anticipando il sorgere del sole esponendosi in tal modo a  stimoli ed influenze circadiane opposte agli attuali ritmi di un tipico lavoratore medio, impiegato o imprenditore che sia, e che sfida le ore della notte per spuntare l’intera “to do list” della giornata. Non solo, l’industrializzazione alimentare e la frenesia dei nostri tempi ha stravolto il modello mediterraneo piegandolo alle esigenze attuali, alla vita smart caratterizzata da cibi da scartare e divorare nel minor lasso di tempo possibile o nel mentre raggiungiamo la prossima meta per l’ennesimo incontro di lavoro della giornata.

Per non parlare dei cibi integrali che hanno perso il loro primato per colpa dei cibi raffinati, ad alto indice glicemico dove la spiccata palatabilità e l’esaltazione del gusto rende dipendenti, ghiotti  e, al tempo stesso, ciechi al concetto di salubrità e di cibo vero. E infine le comunità del Mediterraneo seguivano periodi di digiuni legati a credenze religiose; non si trattava di digiuni estremi e non socializzanti, bensì di pratiche di riposo in occasioni di particolari ricorrenze che coinvolgevano tutta la popolazione, quindi in un contesto di condivisione e non di isolamento. Questo aspetto inoltre è stato ripreso di recente negli studi di Walter Longo – biochimico riconosciuto a livello internazionale come un leader nel campo degli studi su invecchiamento e malattie ad esse legate –  ma nelle condizioni di vita attuali , sfuggenti e incalzanti, si rischia di complicarne e fraintendere il significato originale.

In conclusione, non basterà elencare i rinomati alimenti caratteristici del regime degli abitanti di Pioppi per parlare di dieta mediterranea perché rischieremmo di eludere e autosabotare gli infiniti meccanismi, insieme di reazioni metaboliche e le risposte biochimiche che caratterizzano ogni singolo organismo.  Un modello alimentare come la Dieta Mediterranea per essere valido e funzionale nei nostri tempi, dovrebbe essere declinato e rivisitato sulla base delle influenze esterne, abitudini quotidiane, lavoro svolto, ritmi, stress, sedentarietà e non per ultimi, dispiaceri ed emozioni. Solo la valutazione e presa in rassegna di questi elementi ci consentirà di seguire la traiettoria di un regime alimentare, sulla falsa riga di una dieta  mediterranea ma riadattata nel contesto attuale.

Dott.ssa Simona Vincenti – Biologa Nutrizionista

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