Libroterapia: le storie che curano

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Sin dall’antichità, uomini sapienti del calibro di Aristotele e Cornelio Celso avevano intuito la valenza terapeutica di una buona lettura. Ma è con lo psichiatra americano Menninger che la libroterapia o biblioterapia diventa un vero e proprio ausilio durante la seduta. Egli infatti prescriveva ai suoi pazienti determinate letture che potessero aiutarli nel loro processo di cambiamento.

Ma di cosa stiamo parlando esattamente?

La libroterapia consiste nell’affiancare la lettura di un libro ad un percorso terapico. Il libro si configura quindi come uno strumento di autoaiuto che consente l’acquisizione di conoscenze e di strategie utili in situazioni di disagio psicologico, nonché come tecnica psicoeducativa. Prescrivere la lettura di un libro può aiutare a sviluppare capacità empatiche, a riflettere su di sé e confrontarsi.
Possiamo dire quindi che la biblioterapia  promuove lo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva, fondamentale in ogni contesto di vita quotidiana.Alcuni studi dimostrano infatti che esistono numerosi benefici tratti dall’immedesimazione in una storia simile alla propria.

In una ricerca condotta nel 2005 in Germania, su 1000 pazienti distimici, la “cura del libro” ha avuto risultati equiparabili a quelli ottenuti da un trattamento farmacologico con depressivi blandi.  (Pappadia,2009, p.44).

David Corner Kidd e Emanuele Castano (2013), della New School for social research di New York, in un articolo pubblicato sulla rivista Science, dimostrano che la lettura di alcuni capolavori letterari migliori la Theory of Mind ossia la capacità di intuire gli stati mentali propri e degli altri.

La biblioterapia ha dimostrato la sua efficacia persino in casi di PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress).

Lo stato attuale

In Inghilterra la libroterapia costituisce già un valido ausilio nelle terapie di tipo cognitivo-comportamentale. Un esempio è il progetto Well Books on Prescription (BOP) che mette a disposizione in 130 biblioteche pubbliche, un catalogo di almeno 30 libri scelti da professionisti della salute mentale.

In Italia, pochi terapeuti hanno messo un libro nella propria “cassetta degli attrezzi”, tuttavia aumentano le occasioni formative inerenti questa pratica e compaiono già i primi corsi di approfondimento su questo tema. Una realtà consolidata è quella della Scuola Italiana di Biblioterapia fondata dalla psicologa e psicoterapeuta Rosa Mininno, una scuola online che organizza conferenze, workshop, convegni e corsi di formazione.
Restando sul territorio nazionale, nel 2002 è nato a Palermo il Centro ASPEN che ha introdotto la Libroterapia nell’ambito della Psicologia dell’Emergenza.
In Puglia, i centri di salute mentale, in collaborazione con il Centro per il Libro, hanno aderito al progetto Librarsi che istituisce la Libroterapia come metodo terapeutico.
Tuttavia, al di là del contesto puramente terapico, numerose biblioteche stanno nascendo nei contesti quali gli ospedali e le carceri , a dimostrare l’importanza della lettura in ambienti dove la sofferenza e il disagio rappresentano la normalità.

E se il paziente è dislessico?

Anche in questi casi la biblioterapia si è rivelata efficace, forse anche di più rispetto ad altri. Sono numerosi infatti i libri scritti da persone dislessiche che hanno utilizzato l’autobiografia come strumento di crescita personale e che hanno deciso di scrivere proprio per raccontare la loro esperienza ed essere d’aiuto a chi quotidianamente convive con la difficoltà di lettura.
In questi casi il lettore può essere facilitato dagli ebook e dalla possibilità che alcuni dispositivi forniscono, di scegliere la formattazione del testo che maggiormente faciliti la lettura. Nei casi migliori però, alla lettura si può abbinare  un audiolibro che a differenza di un sintetizzatore vocale, legge con una voce umana , rispettando le pause e le intonazioni che il brano richiede.
A tal proposito, nel 1975 è nato in Italia il progetto Libro parlato, promosso dal Lions Club Verbania, il quale ha realizzato un audio-biblioteca dedicata a ciechi, ipovedenti, ma anche ad anziani con difficoltà di lettura, disabili fisici e psichici, persone ospedalizzate o con dislessia (Forzoni, & Lions Club Valdichiana, 2016).

L’ausilio uditivo è di fondamentale importanza nei ragazzi con dislessia infatti, come dimostra una ricerca italiana, intitolata Il libro parlato per soggetti dislessici, condotta nel 2008 nel Dipartimento dell’Istutito “E.Medea” di Lecco, su ragazzi dislessici dagli 11 ai 16 anni, la possibilità di utilizzare un supporto audio che sostituisca la lettura riduce il disagio scolastico e i problemi cognitivo-comportamentali nei rapporti interpersonali con compagni e docenti, oltre che facilitare lo studio.
E’ evidente come chiunque provi sofferenza o disagio ed in qualunque contesto, da quello personale a quello scolastico può trovare conforto tra le pagine di un libro. Addentrandosi in storie simili alla propria è possibile trovare il bandolo della matassa della propria vita  perché:

«…ogni buon libro è un viaggio ed ogni viaggio è qualcosa che assomiglia ad una piccola cura per la nostra mente inquieta» (Racci, 2009, p. 81).

 

 Dott.ssa Lucia Frascaro

Psicologa specializzata in Psicodiagnosi in età evolutiva, Facilitatrice Mindfulness, Tutor DSA e allieva presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia.

 

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Pappadia A. (2009). Un libro può cambiare il corso della vita. In B. Rossi (a cura di), Biblioterapia. La lettura come benessere (pp. 43-45). Molfetta: La Meridiana.

Kidd D. C., Castano E. (2013, oct. 18). Reading Literary Fiction Improves Theory of Mind. Science,  342 (6156), 377-380.

Forzoni M., Lions Club Valdichiana (2016). Libro parlato- in aiuto di non vedenti, ipovedenti e dislessici. Disponibile all’indirizzo http://lions108la.it (5.11.2016)

Cutatola A., Surace P., (2017). Libroterapia e dislessia: oltre la valenza compensativa dell’ebook. Italian Journal of Educational Research, anno X, n°18

http://www.biblioterapia.it/biblioterapia.html

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