P.I.P.P.I.: al centro del mondo del bambino

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P.I.P.P.I. è un “Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione” nato nel 2010 dalla stretta collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova (LabRIEF), le Regioni, gli Ambiti Territoriali, le ASL, i servizi che si occupano di prima infanzia, i servizi sociali, le scuole e le cooperative del privato sociale. Il programma si configura come un tentativo tangibile di lavoro sinergico tra istituzioni diverse (Ministero, Università, Comuni, ecc.) con il fine di riformare le pratiche di intervento da utilizzare quando si lavora con famiglie “negligenti” per ridurre il rischio di maltrattamento e di allontanamento dei minori dal loro nucleo familiare, tenendo sempre a mente quelli che sono i reali bisogni dei bambini e delle loro famiglie, tentando di dare una risposta concreta a questi stessi bisogni.

P.I.P.P.I., oltre ad essere l’acronimo del programma, rimanda all’immagine simbolica di Pippi Calzelunghe, una bambina orfana di entrambi i genitori, ciononostante incredibilmente forte e in grado di trovare mille soluzioni ad ogni problema quotidiano, grazie all’innata capacità dei bambini di scorgere significati inediti dietro ad ogni evento, anche quello più critico.

L’attenta analisi dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie consente agli operatori coinvolti di lavorare “con” le famiglie e non semplicemente “per” le stesse, attraverso un processo d’intervento partecipativo e co-costruito che, partendo dalle risorse presenti nel nucleo familiare, nella rete sociale di riferimento e nel territorio, innesca un cambiamento grazie all’empowerment degli stessi fattori protettivi. Il principale obiettivo è quello di promuovere un intervento intensivo ed integrato che consenta alle famiglie di affrontare progressivamente le criticità in essere, migliorando le competenze genitoriali e divenendo esse stesse protagoniste e responsabili del cambiamento. Questo aspetto è di fondamentale importanza, poiché le famiglie sono implicate in prima persona nel riconoscimento delle problematiche che le riguardano da vicino e nell’individuazione delle azioni necessarie per il cambiamento, grazie anche alla presenza di un’equipe multidisciplinare che utilizza linee di intervento innovative nell’ambito dell’accompagnamento della genitorialità vulnerabile. In questo modo l’intervento diviene significativo perché condiviso con il nucleo familiare e non calato dall’alto o imposto dai servizi, ragion per cui la famiglia si percepisce come una risorsa e non come un problema.

Il framework teorico sul quale poggiano le fasi di assessment e progettazione del programma è l’approccio ecologico di Brofenbrenner (1979), secondo cui i bisogni del bambino non possono essere letti prescindendo dal contesto familiare e sociale in cui il bambino vive, poiché è principalmente all’interno di essi che è possibile rintracciare risorse utili a sostenere la sua crescita e il suo sviluppo. Da ciò deriva il modello de “Il Mondo del Bambino” (MdB, Fig. 1) che funge da strumento primario di supporto per gli operatori che lavorano in primo luogo per comprendere i bisogni e le risorse di ogni nucleo familiare, indagando tre dimensioni: i bisogni di crescita e sviluppo del bambino, le risposte genitoriali a tali bisogni e i fattori presenti nell’ambiente di appartenenza. In questo modo, il MdB si configura come un triangolo e ai suoi tre lati troviamo le dimensioni che lo costituiscono (Bambino, Famiglia e Ambiente). Il modello proposto consente di fornire una pluralità di risposte diversificate a seconda della specificità del nucleo familiare preso in carico, fornendo ad “ogni bambino un progetto a sua misura”

Fig. 1– Il modello multidimensionale “Il Mondo del Bambino” (MdB)

LaBRIEF (2013), Rielaborazione da Dep. of Health (2000); Dep. for Education and Skills (2004, 2006); The Scottish Government (2008)

L’Equipe Multidisciplinare, generalmente è composta da varie figure professionali (psicologo, assistente sociale, educatore e insegnante) che lavorano in sinergia per progettare, monitorare e valutare gli interventi nell’ottica di un processo “partecipativo trasformativo”, in cui la pluralità di competenze messe in campo consentano alle famiglie di apprendere modi più funzionali di gestire la loro quotidianità. A questo proposito, il modello ecologico sistemico è stato informatizzato nella piattaforma RPMonline che consente agli operatori, tramite il regolare inserimento dei dati, di monitorare la situazione della famiglia e gli interventi effettuati, valutandone gli esiti e progettandone dei nuovi. Ciò che di innovativo c’è nella piattaforma RPM è che il professionista incaricato, nell’atto dell’inserimento dati (che potrebbe erroneamente sembrare un’azione meramente adempitiva) è “costretto” a fermarsi a riflettere sul lavoro svolto fino a quel momento con quella data famiglia, sui dispositivi attivati e sui tempi entro i quali l’intervento si è svolto. Questo consente ai membri dell’equipe di tenere sempre a mente la famiglia nel suo insieme, ragionando con essa sull’utilità di ciò che è stato fatto ed eventualmente di aggiustare il tiro laddove non siano stati raggiunti gli obiettivi programmati in fase di progettazione.

I dispositivi di cui il programma P.I.P.P.I. si avvale per perseguire gli obbiettivi suddetti sono: l’educativa domiciliare; il gruppo genitori e il gruppo bambini; la collaborazione tra scuola, famiglia e operatori; la famiglia d’appoggio. La durata prevista dal programma per ogni nucleo familiare che aderisce alla sperimentazione è di 18 mesi, al termine dei quali l’equipe in accordo con la famiglia stabilirà se si ritiene più opportuno proseguire con la partecipazione al P.I.P.P.I., oppure tornare alla normale presa in carico da parte dei servizi.

Grazie ai risultati sinora ottenuti in tutto il territorio nazionale, nell’ottica di una sempre maggiore giustizia sociale, il Piano sociale nazionale 2021-2023 ha inserito il Programma P.I.P.P.I. tra i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) e di azioni prioritarie.

 

Silvia Bellone

Dottoressa in Psicologia Clinica

 

 

Bibliografia

BRONFENBRENNER U. (1979), Ecologia dello sviluppo umano. Bologna: Il Mulino, 1986.

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS) (2017), Linee di indirizzo nazionali sull’intervento con famiglie in situazione di vulnerabilità, Roma.

SERBATI S., MILANI P. (2013), La tutela dei bambini. Teorie e strumenti di intervento con le famiglie vulnerabili. Roma: Carocci.

MILANI P., IUS M., SERBATI S., ZANON O., DI MASI D., TUGGIA M. (2014), Il quaderno di P.I.P.P.I. Teorie, Metodi e strumenti per l’implementazione del programma.

MILANI P. (2018), Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione. P.I.P.P.I. In De Marco G. (a cura di). Cura dei legami e giurisdizione. Milano: Franco Angeli, 106-114.

MILANI P. (2019), P.I.P.P.I. un programma che promuove l’innovazione sociale nei territori. Studium Educationis, XX, n. 1, 7-21.

MILANI, P., SANTELLO, F., IUS, M., PETRELLA, A., & COLOMBINI, S. (2019). I risultati di PIPPI e il loro impatto nelle politiche regionali e locali. STUDIUM EDUCATIONIS-Rivista quadrimestrale per le professioni educative, (1), 23-50.

 

Sitografia

https://www.minori.gov.it/it/il-programma-pippi

https://www.labrief-unipd.it/home-italiano/p-i-p-p-i/ 

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