QUANDO IL CRITICISMO GENITORIALE SI TRASFORMA IN PERFEZIONISMO PATOLOGICO NEL BAMBINO

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Ilenia Blanco – Dott.ssa in psicologia

Una corretta relazione tra genitori e figli è un buon predittore di uno sviluppo cognitivo ed emotivo armonico nel bambino. Alla base di questa relazione d’amore vi deve essere un attaccamento sicuro come sosteneva Bowlby nella sua teoria nella metà del 1900.

Il genitore per il bambino deve rappresentare una “base sicura”, che sia fonte di protezione, affettività e sensibilità tale da permettere al bambino di sentirsi sostenuto nell’ambiente circostante grazie alla vicinanza della figura di accudimento. Uno stile di attaccamento sicuro si attiva da una genitorialità caratterizzata dal prendersi cura dell’altro , rispondendo  in maniera adeguata ai bisogni e alle richieste del bambino.

Cos’è il criticismo genitoriale?

Quando il processo relazionale implicato nello stile genitoriale risulta caratterizzato da un atteggiamento intrusivo mirato al controllo del comportamento del bambino, questo mina la sua autostima e sviluppa un senso di colpa e un senso di disorientamento personale. Questo tipo di costrutto definito criticismo genitoriale ha delle ripercussioni dal punto di vista emotivo nel bambino. Esso si caratterizza come comportamento in cui vi è presente il ricorso ripetitivo e pervasivo al rimprovero, che si manifesta attraverso una serie di commenti critici, talvolta accompagnati da espressioni di disapprovazione, rifiuto e svalutazione dette in maniera severa e perentoria. Questa modalità relazionale basata sulle critiche è disfunzionale e può sviluppare un tipo di comunicazione inadeguata e inferiorizzante che può diventare un potente strumento di controllo  portando il bambino a sentirsi sempre alla ricerca di una continua approvazione da parte degli altri nel corso della sua vita. Delle semplici frasi come: “Non imparerai mai”, “Possibile che sbagli sempre” possono attivare nel bambino dei meccanismi cognitivi di incapacità e inadeguatezza molto intensi da sopportare per il suo normale sviluppo.

Cos’è il perfezionismo patologico?

Quando i bambini iniziano a interiorizzare il criticismo genitoriale possono diventare essi stessi critici in maniera autoriferita, con il rischio di sviluppare una sorta di perfezionismo patologico. Lo stile ipercritico esperito durante l’infanzia dai genitori, può indurre il bambino a sviluppare delle credenze su sé stesso negative, che hanno delle conseguenze negative sulla sua autostima. Per preservarsi dal danno e dall’errore di uno stile iper controllante possono sviluppare una sorta di perfezionismo che talvolta potrebbe sfociare in disturbi d’ansia, che si ripercuotono anche sulla vita scolastica, disturbi alimentari e depressione.

Il perfezionismo talvolta, può anche rappresentare una modalità adattiva e non per forza essere un fenomeno negativo a differenza di quello patologico che ha invece una natura maladattiva che comporta malessere psicologico.  Il perfezionismo nasce dal bisogno del bambino di porsi degli standard molto elevati per poter essere in grado di definire il proprio valore personale e da qui la tendenza a dare importanza all’ordine e all’organizzazione per non fallire.

Trovare il giusto equilibrio

Fondamentale è dunque l’attivazione di una genitorialità che sia mirata alla promozione e al sostegno dello sviluppo fisico, emotivo, sociale del bambino sin dall’infanzia. Bisogna trovare la giusta strada che porti equilibrio nel clima emotivo generale della famiglia. La critica deve essere costruttiva e non distruttiva nel bambino, lo deve condurre alla riflessione alla capacità di problem solving e non verso un’ostilità derivante da aspettative troppo elevate dei genitori, in quanto esse non fanno altro che aumentare il livello di stress del bambino. Importante è sviluppare uno stile basato sull’uso di rinforzi positivi e non solo sull’uso esclusivo della punizione. Il rinforzo positivo è fondamentale nello sviluppo dell’autostima del bambino poiché attiva un processo basato sul meccanismo del dare e avere nel rapporto genitore-figlio, bilanciando le richieste e supportando il bambino.

 

Ilenia Blanco – Dott.ssa in psicologia

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