QUANDO NASCE UN BAMBINO. Il lato oscuro del periodo post parto: Baby blues, Depressione Post Partum e Psicosi Post Partum.

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Aprile Francesca – Dott.ssa in Psicologia

Quotidianamente, attraverso i Social, la TV e i giornali, siamo letteralmente invasi da immagini di neo genitori perfetti alle prese con i loro bambini altrettanto perfetti. Foto di sorrisi, abbracci e baci tutte rigorosamente e perfettamente a fuoco, istantanee di vita in cui tutto sembra essere al posto giusto al momento giusto. E tu, ti ritrovi a sognare perché a breve in quelle foto ci sarai te e la tua famiglia. Sì, finalmente avrai un bambino! quel bambino che hai sempre sognato, immaginato, cercato e amato ancor prima di conoscerlo. Pensi, anzi ne sei proprio certo, che quando finalmente lo vedrai, il tuo cuore scoppierà di gioia e si riempirà? di un amore che non ha certamente eguali! Arrivano le contrazioni. «Ultima spinta! Ci siamo quasi» dicono, e tu spingi con tutta la forza che hai in te. All’improvviso un fievole pianto prende man mano forza, « Complimenti! E’ un bellissimo bambino» dicono. Tu, stremata, guardi quell’esserino e non riesci a provare nulla, o meglio, provi qualcosa ma nulla a che vedere con ciò che ti aspettavi. “Cosa ho che non và” pensi. Ti ritrovi a guardare un bambino che pur somigliandoti avverti come estraneo. Dentro di te, un senso di vuoto e di paura spazza via ciò che di bello dovresti provare. “ Riuscirò a prendermi cura di questo esserino?”. Notti insonni, pianti che non si placano neanche con quel metodo infallibile che tanto consigliavano in una delle tante riviste lette durante la gravidanza. “Cosa sbaglio? Perché non riesco a calmarlo?”. Ti fermi, ripensi a quelle foto di neo genitori perfetti con bambini altrettanto perfetti. Pensi a te, stanca, triste, stremata, nervosa e pensi anche al tuo bambino che non dorme, piange e rigurgita il tuo latte, e pensi: “Non sono una buona madre, non riesco a prendermi cura di mio figlio e la mia vita é tutt’altro che perfetta, sono una fallita, vorrei soltanto tornare indietro”.

Diventare genitori significa doversi adattare velocemente a numerosi cambiamenti non solo di natura pratica e sociale ma soprattutto di natura emotiva. La nascita di un bambino é perciò sempre un evento stressante e molti genitori vivono un periodo iniziale i cui fanno fatica ad adattarsi al nuovo ruolo e provano sentimenti di inadeguatezza ed impotenza. La società, inoltre, lanciando messaggi sbagliati e non realistici, non aiuta la coppia genitoriale in questa particolare fase della vita, anzi spesso induce la coppia a provare veri e propri sentimenti di fallimento.

Nel periodo post partum circa l’85% delle donne manifesta un qualche tipo di disturbo dell’umore. Per la maggior parte delle donne i sintomi sono lievi, di breve durata e si risolvono spontaneamente. Infatti, solo il 15-20% delle neo mamme sviluppa sintomi significativi di ansia o depressione.
Il senso di profonda malinconia che la donna prova in seguito al parto, può assumere diverse sfumature e diversi gradi di intensità. Per questo motivo si possono distinguere tre tipologie di disturbi emotivi:

  • –  Il Baby Blues, considerato non patologico;
  • –  La Depressione Post Partum, più intensa e duratura;
  • –  La Psicosi Post Partum, un disturbo psichiatrico molto pericoloso sia per la mamma che per il bambino.

 

E’ fondamentale distinguere i diversi disturbi in quanto essere consapevoli delle modalità con cui questi si manifestano consente ai neogenitori di prendere le dovute precauzioni e adottare i giusti comportamenti e laddove necessario ricorrere all’aiuto di uno specialista.

Con il termine Baby Blues si indica una condizione estrema di stanchezza della neomamma riconducibile non solo alla fatica del parto, ma soprattutto al repentino cambiamento ormonale. Il Baby blues esordisce nei primissimi giorni dopo il parto, solitamente intorno al quinto giorno, ma a volte anche prima.
Tra i sintomi tipici troviamo: crisi di pianto apparentemente immotivate; difficoltà di concentrazione; irritabilità; alterazione del ciclo sonno-veglia; cambio d’umore repentino; stanchezza cronica; ansia; tristezza; disturbi dell’alimentazione caratterizzati da inappetenza o da una forte tendenza ad abbuffarsi.

E’ importante sapere che il Baby Blues nonostante sia sperimentato da moltissime neomamme, non è considerato patologico ed è una condizione temporanea che regredisce spontaneamente nell’arco di 7-14 giorni senza lasciare alcuna conseguenza per la mamma e per il bambino.

La Depressione Post Partum, invece, è una vera e propria forma depressiva che si manifesta in seguito al parto e che, se non trattata, può rimanere inalterata per molto tempo. Si stima che sia circa il 10-20% delle mamme a soffrire di questo disturbo e alcuni studi mostrano come spesso la Depressione Post Partum sia un’evoluzione di una depressione non riconosciuta durante la gravidanza, per questo è di fondamentale importanza andare ad individuare precocemente le situazioni più a rischio in modo da poter intervenire tempestivamente. La sintomatologia può variare: a crisi di pianto si affiancano crisi di ira che possono presentarsi con aggressività espressa sia verbalmente che a livello comportamentale; spesso le madri provano un senso di insofferenza verso chiunque stimoli una richiesta di attenzione, sono inoltre presenti sentimenti di inadeguatezza nell’accudire il bambino, pensieri ossessivi nel confronti del neonato, perdita del desiderio sessuale, incapacità di gestire i rapporti sociali, stanchezza fisica e psicologica legata all’accudimento e oltre ad un profondo senso di tristezza, le madri non di rado provano un profondo senso di vuoto a cui frequentemente si affianca un’incapacità di sentirsi in grado di assumere il ruolo di “madre modello” e da ciò scaturisce un profondo senso di colpa che non fa altro che peggiorare la sintomatologia.

E’ di fondamentale importanza ricevere l’auto di un professionista in quanto questo disturbo se non trattato tende a cronicizzare e questo compromette la qualità del legame madre-bambino, e questa compromissione a sua volta complica lo stato depressivo della madre e può influenzare negativamente lo sviluppo cognitivo e relazionale del bambino.

Infine, la Psicosi Post Partum indica una grave e rara forma di psicosi con incidenza intorno allo 0,25%. L’esordio avviene entro 15 giorni dal parto ed é caratterizzata da sintomi di natura psichiatrica come allucinazioni visive ed uditive associate ad uno stato delirante/ipomaniacale. La madri affette da Psicosi Post Partum sono totalmente incapaci di affrontare la quotidianità e assumere il ruolo genitoriale per il proprio bambino. In questi casi, e? necessario l’intervento tempestivo di uno psichiatra.

Appare doveroso dedicare uno spazio ai padri a cui spesso non viene riconosciuta la possibile difficoltà di adattamento in seguito alla nascita di un figlio. Questo mancato riconoscimento del disagio psicologico del padre probabilmente é legato a fattori principalmente di tipo culturale. Ad oggi, infatti, é ancora la donna la figura che prevalentemente si prende cura del bambino e per questo la maggior parte degli studi e degli interventi si concentrano sulla diade madre-bambino. Inoltre la tendenza maschile ad avere una maggiore difficoltà ad accedere adeguatamente alle proprie emozioni e e al proprio mondo interiore contribuisce a rendere i neopapà incapaci di riconoscere, accogliere e validare i numerosi cambiamenti mentali avvenuti con la nascita del bambino. Questi fattori impediscono un’adeguata presa in carico del disagio del padre e la possibilità di strutturare interventi volti a garantire il benessere dell’intera famiglia.

Il padre, a differenza della madre, in seguito al parto, non subisce sbalzi ormonali, ma frequentemente sperimenta sensazioni di fallimento, ansia, inadeguatezza, irritabilità, ottundimento emotivo, sensazioni di soffocamento e sovraccarico, insonnia e senso di abbandono. Questi sintomi possono arrivare a compromettere anche in maniera significativa la qualità di vita del padre, quando ciò avviene é importante una presa in carico professionale per scongiurare conseguenze negative per il soggetto, per il corretto sviluppo del bambino e per il benessere dell’intero nucleo familiare.

Nel corso dell’articolo abbiamo visto come la nascita di un bambino spesso comporta una dose di stress e sbalzi ormonali in grado di mettere a repentaglio la salute mentale dei genitori. Per affrontare in maniera adeguata il periodo post partum può essere utile :

  • Ritagliarsi del tempo per sé stessi: distrarsi, svagarsi, andare a prendere un caffé con le amiche o fare un’attività gratificante sono piccoli gesti che possono contribuire a migliorare l’umore;
  • Svolgere attività fisica incentiva il benessere psicologico, quindi svolgere abitualmente attività motoria permette di scaricare le tensioni e migliorare non solo la propria immagine corporea, ma anche il proprio livello di autostima e senso di autoefficacia;
  • Accettare i pensieri negativi: farli propri, interiorizzarli e comprenderli non farà di voi dei cattivi genitori, anzi;
  • Instaurare un clima di collaborazione all’interno delle mura domestiche: essere ipercritici con il partner non farà che aumentare la tensione e lo stress. Al contrario, comunicare i propri bisogni e necessità, accogliere quelli del partner e collaborare insieme per raggiungere dei compromessi possono rendere più gratificante l’esperienza da neogenitori.
  • Non ostinarsi a voler fare tutto da soli: non c’é nulla di male nell’accettare aiuto da chi é disposto a darcelo. Nonni, zii, amici spesso non vedono l’ora fornire sostegno non solo emotivo ma anche pratico nella gestione della quotidianità e del bambino. Accettate il loro aiuto senza sentirvi in colpa, la vostra tranquillità é anche la tranquillità del vostro bambino e dell’intera famiglia. Affrontare il periodo post partum in maniera adeguata é possibile! Il processo di accettazione e adattamento ai repentini cambiamenti non é semplice e a volte l’aiuto dei familiari può non bastare, in questi casi rivolgersi ad un professionista può garantirvi un adeguato supporto emotivo e può inoltre aiutarvi concretamente ad affrontare al meglio le sfide della neogenitorialità.

Aprile Francesca – Dott.ssa in Psicologia

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