SORDITÀ MINIME E RICADUTE SUGLI APPRENDIMENTI SCOLASTICI

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Dott.ssa Aurora Primiceri – Logopedista

Dietro alle difficoltà scolastiche che un bambino può avere, si possono nascondere molteplici cause di diversa natura. Tra le meno note, e forse tra le meno sospettate, ci sono le sordità minime.

Nella definizione di “sordità minime” rientrano tre distinte tipologie di ipoacusia (perdita uditiva):

  • Ipoacusia monolaterale;
  • Ipoacusia bilaterale lieve (soglia tonale tra 20 e 40 dB);
  • Ipoacusia per le alte frequenze.

Il termine “minime” non deve confondere, poiché questo tipo di sordità ha delle conseguenze, che si verificano innanzitutto a livello percettivo e che non devono essere sottovalutate.

Poiché, inoltre, la maggior parte dei programmi di screening audiologici neonatali esistenti non sono sensibili a questo tipo di perdite, non deve stupire che la diagnosi di questo tipo di sordità avvenga tardivamente, proprio quando i bambini manifestano a scuola le loro prime difficoltà.

Che tipo di difficoltà?

I bambini con una sordità minima dimostrano difficoltà nella percezione uditiva verbale, cioè nella percezione del parlato, soprattutto in condizioni di ascolto difficili (quando c’è rumore di sottofondo, rimbombo, quando gli indizi visivi sono poco chiari…), difficoltà che sono maggiori rispetto a quelle incontrate dai coetanei normoudenti.

L’ascolto è un processo attivo, in quanto processo cognitivo di elaborazione di nuove informazioni ed è la base principale dell’apprendimento. Quando l’ascolto di un messaggio verbale avviene in condizioni difficili le risorse attentive, che sono a capacità limitata, sono impegnate per lo più alla percezione della “forma” della parole (“Ha detto cane o pane?”), mentre solo una minima parte viene destinata ai processi di comprensione linguistica e contestuale del messaggio, che risultano quindi compromessi. 

Cosa succede a scuola?

Le caratteristiche acustiche di un’aula scolastica non sono favorevoli all’ascolto e spesso

gli scambi comunicativi che avvengono in classe con compagni e insegnante possono presentare diverse difficoltà ai bambini con sordità minima (cambio veloce di parlante, indizi visivi poco chiari, informazioni sempre nuove…), i quali vivono la scuola in uno stato di maggiore sforzo attentivo e sperimentano maggiori difficoltà di comprensione verbale e maggiore fatica con ricadute negative sugli apprendimenti scolastici. 

Come si può intervenire?

Poiché si può parlare solo di rischio, la grande variabilità interindividuale non permette di predire quali bambini incontreranno difficoltà e quali invece avranno uno sviluppo tipico, per questo non ci sono linee guida specifiche d’intervento. Tuttavia è di grande importanza non minimizzare questo tipo di perdita uditiva e sapere che ci sono diverse modalità d’intervento proposte sulla base dell’evidenza clinica:

  • Utilizzo delle protesi acustiche per migliorare innanzitutto l’accesso al linguaggio, valutato sulla base di preferenze individuali e familiari così come sulla base di fattori audiologici, di sviluppo, comunicativi e educativi, innanzitutto con il medico otorinolaringoiatra e/o audiologo;
  • Monitoraggio: tutti i bambini che sono stati identificati con una perdita uditiva di qualsiasi grado, devono ricevere un appropriato monitoraggio e percorso di follow-up;
  • Potenziamento delle abilità percettive e supporto allo sviluppo comunicativo-linguistico con il logopedista;
  • Supporto agli apprendimenti scolastici con percorso logopedico in stretta collaborazione con la scuola.

Dunque, nonostante le sordità minime abbiano conseguenze meno importanti delle perdite uditive più gravi, possono avere comunque un impatto negativo nello sviluppo di un bambino. Per questo è fondamentale intervenire precocemente coinvolgendo tutte le figure educative che circondano il bambino, innanzitutto la famiglia, per sensibilizzarle all’importanza del monitoraggio di ogni aspetto dello sviluppo globale del bambino.

Dott.ssa Aurora Primiceri – Logopedista

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