Un fulmine a ciel sereno!

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“È dentro e fuori di te, è come se ti coprisse e ti facesse sentire per intero il peso dell’angoscia che nasce dentro, non la puoi consegnare a nessuno, è tua e tu sei solo con te stesso”(Giuseppe).

Quando una patologia colpisce una persona, inevitabilmente ne viene coinvolta la sua intera famiglia, le sue relazioni interne e le sue relazioni con l’esterno.

Ci sono patologie che sono più destabilizzanti di altre e una di queste è il cancro: “un fulmine a ciel sereno”.

La famiglia rappresenta sicuramente, la prima rete relazionale e la prima dimensione soggettiva della persona e, quando un membro di essa, diventa anche un paziente oncologico, essa stessa “vive” la malattia e sembra quasi acquisire un nuovo componente all’interno di essa.

Si arriva ad un punto in cui qualsiasi visita, controllo o terapia diviene un “abbiamo” o un “siamo”.

Maria (nome di fantasia), racconta di come suo marito, prima ,durante e dopo la diagnosi di tumore al seno, abbia rappresentato la sua forza più grande. Quando le fu diagnosticato il tumore, con un accenno di sorriso riuscì a voltarsi verso di lui e a dirgli “non potrò più allattare altri tuoi figli”.

Frequentemente di fronte a situazioni stressanti come queste, l’atteggiamento nei confronti dei figli, è la loro estromissione da quanto sta succedendo, convinti che essi non capirebbero e che è meglio non farli soffrire (De Benedetta, Ruggero, Pinto 2008).

Riccardo (nome di fantasia) racconta: “quando mio padre si è ammalato, avevo 12 anni…nessuno mi diceva niente, le porte venivano chiuse e tutti parlavano sottovoce… avevo sentito la parola cancro e mi ero convinto di avercelo anche io”.

Quando all’interno del contesto familiare sono presenti figli piccoli o adolescenti, i genitori sono costretti ad affrontare, oltre alle consuete preoccupazioni da genitori, oltre alle inquietudini della coppia, anche preoccupazioni che riguardano come e se informare i figli.

Sofia (nome di fantasia), diceva riguardo al figlio “non so se lasciarlo nella paura dell’ignoto, ma anche la realtà è tremenda”.

Quando arriva una malattia, questa stravolge la regolarità, creando una profonda frattura che fa vacillare valori e punti di riferimento introducendo un momento di crisi.

Della diagnosi esiste un prima e un dopo che è importante venga elaborato dandosi il giusto tempo.

La nuova condizione incide profondamente negli equilibri familiari, richiede un nuovo adattamento alla situazione e questa, può incidere profondamente anche nella relazione tra figli e genitori, che possono manifestare in maniera diversa, difficoltà nell’assolvere al proprio compito educativo, con un blocco nell’organizzazione, nella progettualità e nello sviluppo di sintomi di depressione e/o irritabilità.

Si sperimentano infatti emozioni, pensieri e sensazioni avvertite come strane per intensità e qualità;  emozioni, pensieri e sensazioni si accavallano come in un movimento ad onde.

Si presenta spesso un abbassamento dell’autostima dovuta non solo ai cambiamenti psicologici ma anche a quelli fisici; il corpo cambia, i capelli cadono, gli occhi appaiono stanchi e contraddistinti da occhiaie e tutto ruota intorno alla domanda “perché proprio a me?”.

Si sviluppa una sorta di congelamento emotivo che si presenta o con l’assenza di riferimenti ai propri figli o al contrario con l’elencazione di tutto ciò che differenzia il proprio figlio da sé, nella speranza che questa diversità sia presente anche nella non vulnerabilità alla malattia.

Le relazioni del paziente oncologico all’interno del contesto familiare e nel rapporto con i figli, dipende anche dall’età di quest’ultimi.

Nel caso in cui si faccia riferimento a figli adolescenti, è importante precisare come questi si ritrovino a dover riorganizzare e ri-definire la loro intera vita e a tal proposito non sorprende il fatto che, rispetto ad altri membri della famiglia, gli adolescenti appaiano più ambivalenti e contraddittori nelle loro relazioni.

Il bisogno di individualità e indipendenza tipico dell’adolescenza, trova contrapposizione al sentimento di colpa dato dalla consapevolezza di dover essere per la propria famiglia, punto di forza e sostegno. In questo caso la risposta a questa condizione è diventare parte attiva nella cura del genitore o nell’acquisire informazioni sulla malattia.

Ciò che si vuole presentare in questo articolo è come una malattia grave, in questo caso il cancro, introduca un differente tipo di cambiamento; colpisce il tempo di una persona, i progetti di vita, le relazioni sociali e nel mentre tutto sembra scorrere in maniera uguale: amici, lavoro, il Natale.

Tutto scorre mentre la persona con tumore divide il proprio tempo in base a sintomi, controlli e terapie portando delle notevoli ripercussioni anche sul benessere emotivo, personale e familiare.

Tutto questo ci dimostra la difficoltà nel riadattamento della persona ma non l’impossibilità di farlo.

La malattia può rappresentare la possibilità di ritrovare nuove RISORSE, sia nella persona, sia nelle relazioni sociali, sia nelle relazioni affettive, sia in contesti nuovi come ospedali e comunità.

Questa descrizione ci dimostra come talvolta la malattia, diventi il nuovo membro di una famiglia.

Quest’ultima non deve essere abbandonata nel rapporto con il malato, ma all’interno di essa devono essere ritrovate tutte le risorse che questa può avere. La famiglia deve essere sostenuta e accompagnata all’interno di una rete sociale che deve essere recuperata e potenziata.

“In ogni cosa c’è una crepa. È da lì che passa la luce”.

 

Alessia Antonino

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute

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Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Arianna

    Un bellissimo articolo che tratta di una tematica delicata. Trovo attinente tutto ciò che è stato scritto. Complimenti.

  2. Maria Acquafresca

    Complimenti, bell’articolo!

  3. Elena

    I miei complimenti all’autrice,ha centrato l’argomento offrendo spunti utili alla riflessione

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