Alessitimia e Adolescenti: diamo un nome a cio’ che non provano

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La parola “alessitimia” deriva dal greco a «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione», che significa dunque mancanza di parole per esprimere il proprio stato emotivo. L’alessitimia infatti è una condizione di perdita del contatto affettivo per la quale non si ha la capacià di esprimere le proprie emozioni e neanche di comprendere quelle degli altri. Risulta difficile anche il processo di elaborazione e regolazione emotivo.

Numerose ricerche hanno dimostrato che esiste una forte presenza dell’alessitimia negli adolescenti e molti studiosi ne hanno messo in risalto la sua valenza come una dimensione psicologica importante attraverso la quale poter predire un funzionale sviluppo delle capacità di regolazione affettiva in una delle fasi evolutive più importanti del ciclo di vita, quale appunto quella adolescenziale. 

Da cosa deriva l’alessitimia?

Nel corso del tempo, l’alessitimia è passata dall’essere considerata un tratto tipico nei disturbi della personalità ad essere studiata come un costrutto psicologico all’interno di teorie che spiegano invece la regolazione affettiva nell’individuo. E’ proprio da questa correlazione che sembra ci sia concordanza nel ritenere che essa possa scaturire da uno stile di attaccamento insicuro nella primissima infanzia e quindi da situazioni di scarsa reattività alle richieste del bambino. Le cause altresì possono fare riferimento anche a fattori biologici e situazionali (quali traumi o esperienze negative), e non solo comportamentali. L’individuazione dell’alessitimia negli adolescenti è possibile attraverso specifici test, ma un’attenta osservazione comportamentale potrebbe aiutare nel prevenire l’aggravarsi di certe situazioni e dare tempestivamente il giusto supporto a chi presenta questa condizione. 

Come si manifesta l’alessitimia negli adolescenti?

L’alessitimia negli adolescenti si può manifestare con sintomi e intensità diversi. Questa condizione porta a mettere in atto comportamenti estremi in quanto dato che l’individuo non riesce a controllare e verbalizzare i propri vissuti, tende poi a liberarsene compulsivamente. Tali comportamenti possono riguardare la sfera alimentare, quella sessuale o molto semplicemente la sfera relazionale con difficoltà a comunicare con l’altro. L’alessitimia comporta infatti anche poca immaginazione e fantasia nonchè un pensiero sempre orientato all’esterno e raramente introspettivo, sul proprio sè. In fase adolescenziale, risulta difficile distinguere questi sintomi perchè spesso confusi con normali aspetti della crescita e maturazione personale fino a quando con il tempo non scaturiscono in atteggiamenti aggressivi e trasgressivi. 

Approfondire l’osservazione di comportamenti compulsivi nei diversi ambiti d’azione, non solo potrebbe aiutare a supportare emotivamente i giovani coinvolti, ma potrebbe anche prevenire l’insorgenza di disturbi somatici (quali ipertensione o disturbi gastrointestinali), disturbi psicologici (soprattuto ansia e depressione) o dipendenze, in particolare da alcool e sostanze stupefacenti, ad essi correlati. 

Si tratta quindi di anaffettività mentalizzata: come superarla?

L’alessitimia è una condizione psicologica che lascia spazio al distacco emotivo e all’inaccessibilità comunicativa anche attraverso una profonda rigidità delle espressioni facciali. Aspetti quest’ultimi che rendono difficile l’interazione con l’altro, costituendo un ostacolo allo sviluppo della capacità di regolazione affettiva e di integrazione sociale. Conoscere e riconoscere le emozioni è fondamentale anche per individuare i propri bisogni e soddisfarli adeguatamente; se questo viene meno, risulta disfunzionale pure il processo che porta alla creazione di una propria identità. 

Alla base dell’alessitimia c’è spesso uno scarso lessico emotivo, ovvero un vocabolario povero per consentire di esprimere ciò che si sente. Supportare gli adolescenti in questo versante dell’arricchimento linguistico attraverso il tentativo di “sentirsi” e “raccontarsi” può costituire un valido punto di partenza per sperimentare l’introspezione personale. La psicoterapia costituisce a tal riguardo uno spazio atto a concedersi  il tempo necessario per imparare a sentire ciò che si prova e ad organizzare le proprie esperienze in una struttura narrativa regolata e di significato.

La prevenzione in questo senso permeterebbe quindi di vivere un maggiore autocontrollo personale e di dare risposte più adeguate e funzionali verso l’ambiente circostante. 

Bibliografia

La psicologia scientifica. Nuovo trattato di psicologia. R. Canestrari, A. Godino, Clueb casa editrice, 2007

Alessitimia e adolescenza: studio preliminare di validazione della TAS-20 su un campione di 360 adolescenti italiani, V. La Ferlita, M. Bonadies, L.Solano, L. De Gennaro, P. Gonini – Infanzia e adolescenza, 6, 3, 2007.- Le difficoltà emotive nello sviluppo: il caso dell’alessitimia e dell’autolesionismo. Dalla ricerca psicologica e neuroscientifica alla psicoterapia, A. Marchetti e G. Cavalli – rivista internazionale di filosofia e psicologia, Vol. 4 (2013), n. 3.

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