Datemi un’aspettativa e vi solleverò il mondo!

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“Il fatto era che per tutto il pomeriggio in città, intontito da quello che amava definire «il lavoro più cretino che si possa immaginare», aveva tratto vigore dalla proiezione mentale di scene che avrebbero dovuto aver luogo quella sera: lui che correva a casa e, ridendo, dondolava per aria i bambini, buttava giù un aperitivo, chiacchierava con la moglie durante la cena anticipata; e poi lui che l’accompagnava in macchina al liceo, e la coscia di April tesa e calda sotto il tocco rassicurante della sua mano («Se solo non fossi tanto nervosa Frank!»); lui, seduto in platea, affascinato e orgoglioso, che poi balzava in piedi per unirsi a uno scrosciante applauso, appena calato il sipario; lui, acceso e scapigliato, che si faceva strada tra la folla giubilante, dietro le quinte, a ricevere il primo commosso bacio di lei («Davvero non era male, caro? Davvero non era male?»); poi loro due che si fermavano in un bar a bere qualcosa in compagnia di Shep e Milly Campbell pieni d’ammirazione, tenendosi per mano sotto il tavolino mentre parlavano a non finire della serata. Nei suoi piani non c’era stato mai posto per il peso e l’urto della realtà […].” (R. Yates, Revolutionary Road)

Alzi la mano chi non ha mai visto i propri piani infrangersi sotto “il peso e l’urto della realtà”!

Probabilmente si tratta di una delle esperienze più comuni che ciascuno di noi si ritrova quotidianamente a vivere, anche più volte al giorno: uscire di casa in ritardo rispetto a quanto pianificato, ritrovarsi a maniche corte in mezzo a un temporale, ricevere una valutazione migliore di quella attesa a un concorso, constatare che abbiamo meno soldi di quelli che credevamo nel portafogli e così via. Tutte queste situazioni sono accomunate da un unico denominatore: una discrepanza tra la rappresentazione della realtà futura e la realtà stessa o, per dirla più semplicemente, aspettative errate.

Ma cosa sono le aspettative?

Le aspettative sono rappresentazioni anticipatorie che possiedono una valenza in relazione ai nostri scopi. A seconda di questi ultimi, in particolare, le aspettative possono essere positive, quando sono conformi allo scopo, negative, quando sono contrarie allo scopo, ambivalenti, quando possono essere sia conformi che contrarie allo scopo e infine neutre, quando non sono né conformi né contrarie allo scopo. Le aspettative, inoltre, sono composte da credenze, di tipo anticipatorio, previsionale e da  scopi di varia natura (desideri, bisogni, doveri, ecc.): per esempio per  avere l’aspettativa di superare l’esame devo credere, prevedere che ciò avverrà e tale credenza è conforme rispetto al mio scopo (in questo caso ammettiamo che si tratti di un desiderio) di essere promossa.

Particolari tipi di aspettative ed emozioni a esse associate

A seconda del contenuto dell’aspettativa e di quanto consideriamo probabile il suo avverarsi potranno affacciarsi nel nostro mondo interiore diverse emozioni. Sperimenteremo speranza se l’aspettativa è positiva (cioè conforme allo scopo), ma debole; al contrario proveremo timore se l’aspettativa è negativa (cioè contraria allo scopo), ma forte. Queste due tipologie di aspettative si riferiscono a eventualità particolari, in cui si verifica qualcosa di atteso, positivo o negativo che sia. Se invece parliamo di circostanza in cui qualcosa di atteso non si verifica potremo provare delusione, se l’aspettativa è forte e conforme allo scopo e sollievo, quando l’aspettativa è forte, ma contraria allo scopo. Inoltre, l’aspettativa positiva, in caso di delusione, susciterà tanta più sofferenza quanto più era certa: la soddisfazione “virtuale” dello scopo fa sì che l’individuo percepisca il mancato raggiungimento dello scopo non come tale, ma come perdita dello scopo stesso.

Profezia che si auto-avvera

Le aspettative giocano un ruolo fondamentale anche in un noto fenomeno, divulgato da Merton negli anni ’70: la self fulfilling prophecy, più nota come profezia che si auto-avvera o che si auto-adempie, secondo la quale una previsione si realizza per il solo fatto di essere stata espressa o pensata. Ma come mai questo accade? Pur sembrando qualcosa di assolutamente magico, tale fenomeno dipende dal fatto che nel momento in cui ci aspettiamo qualcosa modifichiamo il nostro comportamento in modo tale da rendere più probabile il verificarsi dell’evento atteso. Se per esempio credo che qualcosa sia possibile impiegherò con molta probabilità maggiori risorse, in termini di tempo e impegno e ciò inevitabilmente influenzerà l’esito dell’evento stesso, poiché le sue probabilità non sono stabilite a priori.

Applicazioni particolari di tale profezia, che ormai sono diventati dei classici nell’immaginario collettivo, sono ad esempio l’effetto placebo e l’effetto Pigmalione. In particolare, l’effetto chiamato placebo è stato dimostrato attraverso degli studi sperimentali in cui pazienti con una stessa patologia venivano curati in una condizione con un farmaco e nell’altra condizione senza alcun farmaco, all’insaputa del paziente, ottenendo livelli di guarigione in buona parte sovrapponibili. I pazienti che ricevevano il placebo, quindi, convinti di aver assunto una terapia e aspettandosi da questa un esito positivo presentavano modificazioni neurovegetative, migliorando la risposta immunitaria.

L’effetto Pigmalione invece trova la sua applicazione in ambito educativo e assume che un insegnante attraverso le proprie aspettative può influenzare l’effettivo rendimento di un bambino sia in positivo che in negativo: se ad esempio un insegnante è convinto che un bambino sia particolarmente dotato probabilmente sarà più motivato a insegnare e investirà maggiori risorse, ottenendo effettivamente un risultato positivo, viceversa credendo che un bambino sia poco dotato sarà meno incentivato a investire energie perché gli sembrerà poco probabile ottenere buoni risultati.

Aspettative interpersonali e cicli: un particolare esempio di profezia che si auto-avvera

Un caso particolare di profezia che si auto-avvera è quello che caratterizza le relazioni interpersonali: se sono stata invitata a una festa e mi aspetto che gli altri mi escludano (e considero molto probabile quest’eventualità) è facile che mi comporti come se questo scenario sia inevitabile, già scritto, senza prendere in considerazione il ruolo giocato da me. Allora con questa rappresentazione mentale probabilmente resterò in disparte per quasi tutta la sera e probabilmente gli altri davvero non mi coinvolgeranno e quando tornerò a casa, ripensando alla serata trascorsa, mi dirò: “Ecco, vedi? Sono stata esclusa anche stavolta!”

Il punto è che ho messo in atto un comportamento in linea con le mie aspettative e con il mio comportamento era altamente prevedibile che non sarei stata coinvolta dagli altri durante la serata, ma anziché leggere l’accaduto in questi termini e tener conto di quanto io abbia contribuito ad essere esclusa durante la serata, lo considero come una conferma di quello che già so, ovvero che gli altri mi escluderanno sempre.

Non sempre le nostre aspettative sono così assolute e generalizzate, ma quando lo sono è probabile che ci sembri di ritrovarci in situazioni molto simili dove, aspettandoci il “solito” trattamento, mettiamo in campo il “solito” comportamento, come se fosse il copione di una rappresentazione teatrale vista e rivista.

E dunque?

E possibile vivere senza aspettative? Da quanto visto le aspettative possono giocare un ruolo fondamentale in innumerevoli eventi, ma spesso sono fonte di delusione e altrettanto spesso si rivelano dei boomerang poiché fanno sì che si avverino le nostre peggiori e infauste previsioni. E allora è auspicabile vivere senza di esse? Cercare di non costruirsene? Un simile proposito sarebbe sicuramente impraticabile, ma probabilmente non sarebbe nemmeno funzionale, proprio perché è la nostra capacità di prevedere e di aspettarci continuamente qualcosa che ci muove nel mondo, da quando ci alziamo dal letto, muovendo un passo dietro l’altro, consapevoli, certi del fatto che il pavimento sia lì sotto i nostri piedi e che ci reggerà, proprio perché ce lo aspettiamo, a quando andando a dormire cerchiamo a tentoni l’interruttore della luce perché ci aspettiamo di trovarlo lì dove lo avevamo lasciato anche se non riusciamo a vederlo. Senza le aspettative, dunque, dovremmo ricominciare ogni giorno da zero, dubitando di tutto, assegnando lo stesso livello di probabilità e di valore a tutti gli eventi e questo equivarrebbe a vivere in un mondo povero di significati e scarsamente informativo, dove lo scenario più plausibile sarebbe la paralisi dell’azione.

Bibliografia

Carcione A., Nicolò G., Semerari A. (a cura di), Curare i casi complessi: la terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità, Roma-Bari, Laterza, 2016.

Castelfranchi C., Mancini F., Miceli M., Fondamenti di cognitivismo clinico, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.

Yates R., Revolutionary Road, in Id., Capolavori, Roma, Minimum fax, 2020.

Sitografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Placebo

https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Pigmalione

Castelfranchi C., La mente come macchina anticipatoria: cosa sono le aspettative e a che servono, consultabile al link: https://www.academia.edu/33503135

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Questo articolo ha un commento

  1. Francesca D.

    Bell’articolo! Interessante conoscere queste dinamiche e applicarle… per poter vivere e far vivere meglio! Complimenti!!

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