Giulia e il rimandare a domani ciò che si può fare oggi. La procrastinazione nell’ADHD

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Timer, agende cartacee o elettroniche, sveglie e promemoria, liste della spesa o delle cose da fare… e poi comunque dimentico l’appuntamento con Luca, la parrucchiera o l’estetista, il cliente al lavoro, o la lista della spesa a casa quando sono già al supermercato. Il disordine della camera, le ante degli armadi, dei cassetti spesso aperte, le chiavi ovunque ma mai nel posto dedicato allo svuota tasche.

Ogni giorno la stessa storia, perdersi nei pensieri, perdersi nelle cose da fare, perdersi e spesso non ritrovarsi.”.

A parlare è Giulia, una ragazza, studentessa di medicina, che lotta con la gestione del tempo, la procrastinazione e l’organizzazione delle sue attività quotidiane. Nonostante il suo impegno e il desiderio di completare i compiti, si ritrova spesso sopraffatta e incapace di iniziare o finire le attività in tempo.

Giulia ha un funzionamento da disattenta, e la causa è rintracciabile nell’ADHD, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, diagnosticato proprio a 22 anni, quando, decise di andare a vivere da sola. Ha sempre saputo dentro di sé di funzionare diversamente, ma negli anni di scuola ha compensato bene, l’università ha slatentizzato il disturbo presente dalla nascita.

L’ADHD influenza non solo la concentrazione, ma anche la capacità di gestire efficacemente il tempo e le priorità, portando a cicli di procrastinazione che possono sembrare insormontabili.

Nel caso di Giulia, la procrastinazione si manifesta in vari aspetti della sua vita. Per esempio, benché riconosca i benefici dell’esercizio fisico sulla sua salute mentale e fisica, continua a rimandare l’iscrizione in palestra, trovando scuse o dimenticandosi di farlo. In ambito accademico, nonostante abbia dei compiti o esami da preparare, tende a rimandare lo studio fino all’ultimo momento, distratta da attività meno impegnative o piacevoli.

Una ricerca pubblicata dall’International Consensus Statement sulla ADHD sottolinea l’importanza di riconoscere l’ADHD come una condizione complessa con significative implicazioni sociali ed economiche. Riflettendo sul caso di Giulia, possiamo evidenziare come le difficoltà non siano solo una questione di difficoltà di concentrazione, ma anche di gestione del tempo e di procrastinazione. Questi aspetti dell’ADHD possono portare a cicli di procrastinazione che aggravano la condizione, rendendo cruciale un approccio di trattamento olistico che tenga conto sia degli aspetti cognitivi che comportamentali.

Come le strategie cognitivo-comportamentali aiutano a migliorare la procrastinazione

 L’interconnessione tra la procrastinazione e l’ADHD non solo sottolinea una sfida significativa per coloro che hanno difficoltà ma apre anche la strada a interventi terapeutici mirati. Come abbiamo esplorato in questo articolo, l’approccio cognitivo comportamentale di Terza Generazione, offre strumenti preziosi per affrontare sia i sintomi dell’ADHD che i comportamenti procrastinatori che ne conseguono.

Le strategie comportamentali, come la suddivisione dei compiti in parti gestibili, l’uso di rinforzi positivi, la gestione del tempo attraverso l’uso di promemoria e pianificazioni, e la regolazione delle distrazioni ambientali, si sono dimostrate efficaci nell’aiutare gli individui ad aumentare la loro produttività e a ridurre la procrastinazione. Importante è la personalizzazione di queste strategie per adattarle alle esigenze uniche di ogni individuo, tenendo conto delle specifiche sfide imposte dall’ADHD.

La terapia cognitivo-comportamentale non solo mira a modificare comportamenti dannosi ma cerca anche di far accettare i pensieri disfunzionali e aumentare il senso di consapevolezza del proprio comportamento. Attivare un processo metacognitivo che permetta al soggetto di conoscersi e ritrovarsi nel proprio specifico funzionamento, cogliendo anche i punti di forza che il disturbo può dare.

Attraverso la comprensione e l’elaborazione delle convinzioni limitanti, gli individui possono iniziare a vedere i compiti in una luce meno intimidatoria, riducendo così la tendenza a rimandare.

Incoraggiare un dialogo interno più compassionevole e costruttivo, insieme all’applicazione costante delle strategie comportamentali, può portare a una riduzione significativa della procrastinazione. Inoltre, l’apprendimento di tecniche di rilassamento e gestione dello stress può aiutare a mitigare uno dei principali fattori che spesso accompagnano sia l’ADHD che la procrastinazione: l’ansia.

Per coloro che convivono con l’ADHD, l’adozione di queste strategie comportamentali non deve essere vista solo come un modo per “fare di più”, ma piuttosto come un percorso verso un benessere psicologico più ampio. Avere strumenti per gestire efficacemente la procrastinazione può portare a una maggiore autostima, ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita.

Mentre la relazione tra ADHD e procrastinazione presenta indubbiamente delle sfide, è anche un’area ricca di opportunità per interventi positivi. Attraverso un impegno costante verso la pratica delle strategie comportamentali e il lavoro sui pensieri disfunzionali, gli individui possono superare questi ostacoli, realizzando il proprio potenziale e vivendo una vita più soddisfacente e produttiva.

BIBLIOGRAFIA

ADHD nell’adulto (a cura di) Andres Conca e Giancarlo Giupponi

G. Migliarese, V. Venturi, Y.L. Reibman, C. Mencacci, ADHD NEGLI ADULTI, UN MODELLO PER L’INTERVENTO PSICOEDUCATIVO, Erikson editore, 2023

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