Storia di un corpo nuovo fra amenorrea e restrizione alimentare

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“Non essere abbastanza”.
È la storia di una sedicenne alla ricerca del proprio corpo, del corpo ideale e quasi perfetto. Era questo il tormentone e la costante delle sue giornate, come il ritornello della hit estiva, ma da troppo tempo non riusciva a liberarsene. La studentessa modello, impeccabile, sempre preparata, attenta verso i propri doveri di piccola donna in corsa nella propria realizzazione, invidiabile ma non ai suoi occhi.  Si guarda allo specchio e disprezza ogni singola parte del suo corpo, solo difetti, non riesce a trovare un abito che possa anche solo timidamente valorizzare se stessa.

Dovevo cambiare rotta: stravolgere me stessa e la mia immagine”. Decise che era arrivato il momento di cambiare autonomamente le sue abitudini alimentari; a partire dal giorno dopo, lo fece davvero. Iniziò per gradi, giorno dopo giorno, diminuendo la quantità di cibo fino ad allora introdotto senza remore, con il timore di una donnina onesta che ha una missione segreta da portare a termine; selezionava i cibi come un esperto tartufaio.

In fondo sentivo addosso la pressione degli altri, del silente giudizio, la goffa pesantezza di una vita di una ragazza di soli 16 anni che voleva in un certo senso riscattarsi, piacere agli altri, oltre che a se stessa, cosa chiedevo di così sbagliato?”

E in questi casi la bilancia diventa un ossessione, ci si identifica in quel numerino segnato ma che pian piano andava sempre più diminuendo. Ma non è mai abbastanza se non si decide di fermare l’ennesimo giro di giostra prima di iniziare a patire il mal di stomaco. Si avanza nell’insidiosa missione, niente pasta e niente pane “troppo calorici per farne un normale consumo”, e poi scorpacciate di insalate, carote e finocchi con petto di pollo “perché la proteina permette di raggiungere la sazietà per lungo tempo – ho letto che digeriamo più facilmente i carboidrati e più lentamente le proteine”. E intanto il peso corporeo ben indietreggiava ma la paura nei confronti del cibo, dell’atto di mangiare in sé, aumentava fino al punto di vivere in uno stato di costante ansia. Ansia per le occasioni sociali che diventavano uno degli ostacoli più grandi, uno scoglio difficile da scalare e irto davanti a sé, soprattutto se non anticipatamente programmate.

Il problema nasceva dal fatto che non potevo avere il totale controllo su ciò che mi ero prefissata di mangiare quel giorno, avevo ormai sviluppato un comportamento malsano al punto da compromettere gli stessi piaceri della vita e al punto da permeare ogni aspetto della stessa. Ma questo non nasceva dal nulla”.

Un disagio può compromettere la socializzazione, può trascinare il soggetto in una dispercezione del proprio corpo accusandosi colpevole di quei chili di troppo.  La costruzione dell’immagine corporea e le sue alterazioni dipendono da una serie di fattori strettamente correlati e dipendenti di natura psicologica, neurobiologica e socioculturale. A partire dallo sguardo penetrante e incessante dell’altro che ci espone a quell’incertezza di dover sempre aggiustare e negoziare la nostra immagine, come se i confini corporei, nell’epoca moderna, fossero fattore di rischio di una fragilità sempre più vicina ad una forte sintomatologia (Della Ragione, 2016).

Ma ad ogni chilo perso, ad ogni complimento esterno ricevuto, la missione si portava a termine, nel mentre la guerra fredda fra la me insoddisfatta e il cibo nemico continuava a scatenarsi.

Ma se solo provassimo un attimo a chiudere gli occhi e rievocare alla memoria il simbolo della fertilità della donna nel Paleolitico, vista e rivista su molti sussidiari, ci verrebbe in mente la Venere di Willendorf, formosa nelle sue rotondità e curve, massima espressione della fertilità della donna. Ma erano proprio quelle curve e quelle maniglie dell’amore a minacciare i sogni della giovane ragazza, a farla sentire inadeguata e a desiderare prepotentemente un drastico cambiamento, un corpo nuovo.

Ho perso finalmente quei 16Kg di troppo ma, senza curarmi delle conseguenze, ho perso anche la mia fertilità. L’ultima mestruazione risale a 3 mesi fa e 16Kg in più”.

Un segnale forte.

Tecnicamente si definisce amenorrea, la mancanza prolungata della regolare emorragia mestruale.  L’ipofertilità può avere diversi fattori scatenanti, spesso cumulativi: i maggiori indiziati sono l’alimentazione insufficiente e lo stress psicofisico. Insomma, i due protagonisti attori della nostra storia. In campo nutrizionale diversi sono gli incontri di donne che mettono a rischio la loro fecondità per una perdita di peso precipitosa, malfatta e oltre tempo. E’ classificabile come un vero disturbo dell’alimentazione (DCA) che diventa restrittiva, selettiva fino ad essere quasi assente. La perdita del peso si accompagna ad una importante riduzione della massa grassa essenziale, tessuto essenziale come da denominazione, per la fisiologia di una donna programmata biologicamente per concepire. Ma al contempo, il deposito di grasso è orchestrato da una cascata di ormoni che calano vertiginosamente in caso di improvvisa interruzione del regolare flusso mestruale, cala il picco di estrogeni, calano gli ormoni che addolciscono le forme femminili, smussano le spigolosità e creano dei piccoli depositi di “grasso fertile” a livello dell’interno coscia, del seno e dei fianchi. Con l’amenorrea la figura cambia: la paziente è, nella maggior parte dei casi, consapevole che la condizione sia classificabile come patologia e, in un secondo momento, si attiva per ripristinare la regolare fisiologia. Tuttavia a livello di ciclo mestruale, non è infrequente trovare anomalie nonostante il recupero del peso perso o la stabilizzazione: ci possono essere cicli molto lunghi (>40 giorni), spesso anovulatori, o periodi nei quali il ciclo è ancora assente del tutto.

Le fasi del trattamento nutrizionale iniziano dal razionale della tipologia di intervento da mettere in atto: imparare a dire di sì al cibo, evitare le diete ferree piuttosto riuscire  a consumare gradualmente una varietà di cibi fino ad allora esclusi; si identificheranno con la paziente gli obiettivi da raggiungere insieme  e si valuterà l’eventualità di elaborare un protocollo alimentare personalizzato solo in un secondo momento, che possa essere di supporto al comportamento alimentare in miglioramento. Si farà leva sull’interpretazione del BMI, indice di stima dello stato nutrizionale del soggetto in riferimento all’altezza, anticipando il verificarsi di fluttuazioni fisiologiche di aumento o riduzioni del peso corporeo. Sarà dunque importante istruire il paziente sulle regole di base di una corretta e sana alimentazione italiana, facendo leva sull’importanza di introdurre con una certa frequenza e rotazione tutti i gruppi alimentari e, se necessario, adottare insieme un sistema di scambio (Garner, 2010). Ed infine si punterà a modificare definitivamente ma gradualmente, il proprio regime alimentare con l’obiettivo di stabilire una buona condotta nel lungo termine; sarà utile spiegare che l’alimentazione irregolare e incompleta porta il paziente verso la perdita del controllo fisiologico dell’assunzione del cibo, alterandone i segnali di fame e sazietà (Blundell,1990).

E con il tempo ho capito che il problema di base non era il mio sovrappeso, ma lo scarso affetto che nutrivo nella mia immagine riflessa, la poca fiducia in me e nei miei punti di forza e il troppo valore che attribuivo all’opinione altrui. Ad oggi sento di essere rinata, di essere diventata nuovamente una vera piccola donna!”

 

Bibliografia:

Della Ragione e Simone Pampanelli, 2016  “Prigionieri del cibo”

Andrews MA, Schliep KC, Wactawski-Wende J, Stanford JB, Zarek SM, Radin RG, Sjaarda LA, Perkins NJ, Kalwerisky RA, Hammoud AO, Mumford SL – Dietary factors and luteal phase deficiency in healthy eumenorrheic women – Hum Reprod 2015 Aug;30(8):1942-51.

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Questo articolo ha un commento

  1. Dario

    Amante della sua professione.
    Innamorato della sua tenacia e capacità!

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