UNA REALTÀ ANCORA POCO CONOSCIUTA: LA GIFTEDNESS

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Dott.ssa Valentina Durante – Pedagogista

Leonardo ha otto anni, ama leggere libri di scienze, conosce a memoria tutti gli elementi chimici della tavola periodica con le relative caratteristiche, ma a scuola si annoia e ha difficoltà a relazionarsi; Paul ha otto anni, gli piace passeggiare tra i boschi, raccogliere i funghi, di cui conosce tutti i generi e le famiglie con relativi nomi latini, e possiede una conoscenza approfondita del mondo della natura (piante, alberi, animali), ma ha un’elevata sensibilità e difficoltà a terminare i compiti; Nicolò ha sette anni, è capace di svolgere dei calcoli a mente con quattro cifre, ha iniziato a leggere da solo a circa quattro anni dopo aver chiesto ripetutamente ai genitori cosa ci fosse scritto sulle targhe dei veicoli, ma ha difficoltà nel colorare e scrive al contrario; Alice ha sette anni ed è capace di eseguire operazioni aritmetiche con più cifre, ha un alto senso di giustizia, e affronta temi quali la morte, la vita, ma a scuola si annoia e va d’accordo con un numero ristretto di compagni.

Leonardo, Paul, Nicolò, Alice sono dei bambini molto diversi tra di loro, ma hanno in comune un “dono”, cioè un potenziale intellettivo superiore alla media, che li rende differenti dai bambini della loro età.

Questi bambini, detti gifted, costituiscono circa il 5% della popolazione, una percentuale non elevatissima, ma il cui mancato riconoscimento potrebbe avere ripercussioni sullo sviluppo individuale e sociale (Zanetti, Renati, 2012).

Il tema della plusdotazione è ancora poco conosciuto nel contesto italiano, nonostante sia stato affrontato a livello europeo già nel 1994, con la Raccomandazione n.1248 del Consiglio d’Europa sull’educazione dei bambini di talento, in cui viene sottolineata la necessità di fornire adeguato supporto a questi soggetti e come una non identificazione sia uno spreco di risorse umane.

In Italia, un primo riconoscimento è avvenuto con la nota n.562 del 3 aprile 2019, in cui il Ministero dell’Istruzione riconosce all’interno del sistema degli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES), quelli plusdotati, cioè quelli con un quoziente intellettivo pari o superiore a 130 e prevede anche la possibilità di redazione di un Piano Didattico Personalizzato, in una logica di personalizzazione degli apprendimenti. 

Chi sono i bambini gifted o plusdotati?

La scarsa conoscenza della giftedness, anche tra professionisti del settore psico – educativo, è dovuta sia alla mancanza di termini e definizioni comunemente accettati, sia alla presenza diffusa di falsi miti e pregiudizi riguardanti il talento.

La difficoltà di dare una definizione univoca alla plusdotazione è legata soprattutto alla sua complessità: essa, infatti, si configura con una molteplicità di caratteristiche genetiche, personali e comportamentali, che si esprimono in modo differente nelle persone gifted, sulle quali incide fortemente il contesto di crescita (famiglia, scuola, società, etc.).

La letteratura scientifica è concorde nel riconoscere alcune caratteristiche che accomunano i soggetti gifted, quali:

  • Asinscronia nello sviluppo, ovvero ad alte capacità cognitive non corrisponde un adeguato sviluppo socio-emotivo;
  • Precocità in varie aree, ovvero uno sviluppo delle tappe psicoevolutive anticipate di 1-3 anni (es. imparano a leggere a due –tre anni, estremamente curiosi, si interessano precocemente e in modo approfondito a temi quali vita, morte, universo, giustizia etc., veloce capacità di apprendimento, abilità matematiche superiori rispetto ai pari, etc.);
  • Velocità di apprendimento;
  • Ottima memoria, anche di informazioni acquisite molto tempo prima;
  • Pensiero complesso ed astratto formale, cioè i soggetti gifted sono in grado di manipolare una gran quantità di idee complesse, di attuare scomposizioni e operare analisi di concetti astratti;
  • Tendenza al perfezionismo;
  • Elevata creatività ed immaginazione, che si esprime in idee originali ed insolite;
  • Sovreccitabilità;
  • Elevata sensibilità;

Il soggetto plusdotato non è solamente colui che manifesta elevate capacità cognitive, ma anche chi è dotato di capacità di sviluppo superiori alla media in una o più delle seguenti aree: specifica attitudine scolastica, pensiero creativo, leadership, arti visive e dello spettacolo” (NAGC).

Questi soggetti hanno dei bisogni “speciali” dal punto di vista cognitivo, emotivo e sociale, perciò un opportuno riconoscimento da parte dell’ambiente circostante (familiare, scolastico e sociale) è condizione necessaria per la loro piena realizzazione e armoniosa vita sociale.

Dott.ssa Valentina Durante – Pedagogista

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Questo articolo ha un commento

  1. Rosa

    Buon pomeriggio,
    Mi sono ritrovata sul vostro sito e mi sembra di rivedere mio figlio, leggendo dei bambini nell’articolo. Christian ha 7 anni è un bambino sensibile e dolcissimo che da quando ha tre anni, dopo averlo accompagnato in una giornata di primavera ad una mostra di dinosauri a grandezza naturale e meccanizzati, si è appassionato a tutto ciò che circonda il mondo di queste creature. Ci chiedeva notizie su di loro e fin da subito ha cominciato ad apprendere con facilitá tutto ciò che li riguarda.
    Da genitori lo abbiamo accompagnato in questa sua passione senza mai obbligarlo piuttosto abbiamo sempre cercato di avvicinarlo anche ad altri tipi di interessi.
    Abbiamo sempre pensato che questa sua capacità di apprendere lo avrebbe aiutato a scuola, invece si è da subito trovato in difficoltà già dall’asilo, perché le sue “conoscenze” sono state giudicate eccessive e fuori luogo dalla sua insegnante che pensava fosse un bimbo “strano” e che avremmo dovuto “farlo vedere da qualcuno”. Purtroppo la diffidenza nei suoi confronti lui l’ha sempre percepita e quindi quando si sente “etichettato” si rifiuta di collaborare quasi come lo facesse per protesta.

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