Verso … il META-APPRENDIMENTO

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Dott.ssa Debora Calabrese – Psicologa

Se faccio un salto nel passato, a quando ero scolaretta alle elementari e poi ritorno ad oggi a rivivere la scuola per mezzo dei bambini con cui lavoro, mi accorgo che nell’insegnamento e di riflesso nell’apprendimento è mancato, e continua a non essere del tutto presente, una parte fondamentale per il senso che hanno questi costrutti e per ciò che potrebbe significare progresso scolastico.

Mi riferisco ad una disciplina che di solito non rientra nell’orario scolastico dei nostri bambini. Ebbene, tutti noi siamo a conoscenza di cosa si insegni a scuola: italiano, storia, matematica, ecc .. Tuttavia, quanti di noi – insegnati compresi – sono consapevoli dei processi cognitivi sottostanti all’apprendimento delle materie scolastiche?

Quanti degli addetti ai lavori, ma non solo,  hanno ritenuto realmente opportuno mettere a conoscenza i bambini di possedere una mente pensante prima ancora di una scatola/contenitore?

Sembrerebbe che alcune scuole nel nostro paese abbiano mosso i passi verso una didattica metacognitiva, tuttavia, non possiamo accontentarci di pochi casi isolati se pensiamo all’importante funzione svolta dalla metacognizione nell’apprendimento.

COSA SIGNIFICA METACOGNIZIONE

Il termine metacognizione viene usato per designare la consapevolezza ed il controllo che l’individuo ha dei propri processi cognitivi (come memoria, attenzione, elaborazione delle informazioni ed altri). Venne introdotto per la prima volta dallo psicologo dell’età evolutiva John H. Flavell agli inizi degli anni settanta.

Attraverso i processi metacognitivi ogni individuo può coordinare, pianificare, monitorare e valutare il proprio percorso di apprendimento, compiendo i necessari aggiustamenti e prevedendo la propria performance.

Di epoca recente, è invece il grande contributo scientifico di Cesare Cornoldi. Attraverso i suoi studi e l’applicazione dei suoi programmi metacognitivi nell’apprendimento è emerso come la conoscenza metacognitiva e i processi metacognitivi di controllo producano effetti positivi, in maniera trasversale, in aree differenti quali le abilità di lettura, di memoria, di matematica, etc.

FORMARE ALUNNI METACOGNITIVI

La didattica metacogniriva è un modo di fare scuola, sia nelle normali attività curricolari sia nel recupero e sostegno, che utilizza deliberatamente e sistematicamente i vari concetti e le metodologie derivati dagli studi sulla metacognizione.

L’insegnante che opera in modo rnetacognitivo interviene a quattro livelli diversi:

1. CONOSCENZE SUL FUNZIONAMENTO COGNITIVO GENERALE: ad esempio, l’alunno impara tutto quello che è alla sua portata per quanto riguarda la memoria e le varie strategie di elaborazione e immagazzinamento delle informazioni, viene a conoscenza dei diversi tipi di memoria, delle rispettive caratteristiche e di quali strategie l’essere umano dispone per migliorare le sue prestazioni mnestiche.

2. AUTOCONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO FUNZIONAMENTO COGNITIVO: a questo secondo livello si deve parlare di introspezione, autoanalisi e autoconsapevolezza di cosa e come sto pensando, valutando, ricordando.

Ovviamente non stiamo parlando di cosa facile, soprattutto per i bambini con disturbi dell’apprendimento. Diventa allora fondamentale il ruolo del feedback sociale che l’adulto può fornire sulle prestazioni dell’alunno.

Altri interventi che si possono fare a questo livello sono, ad esempio, l’analisi guidata e sistematica degli errori commessi e la verbalizzazione, ovvero il “pensare ad alta voce”.

3. USO GENERALIZZATO DI STRATEGIE DI REGOLAZIONE COGNITIVA: alcuni dei processi metacognitivi di controllo potrebbero essere insegnati direttamente o introdotti all’interno del lavoro didattico.               

Autoregolare i propri processi cognitivi significa, in primo ordine, fissarsi un obiettivo (in questo caso di apprendimento: es. studiare attentamente, risolvere un problema matematico, ricordare una poesia, etc.), darsi delle istruzioni, cercare gli strumenti utili al suo raggiungimento e farsi delle mappe mentali di come raggiungerlo, osservare l’andamento dei risultati eventualmente raggiunti e vagliare percorsi di miglioramento/aggiustamento.

4. VARIABILI PSICOLOGICHE SOTTOSTANTI. Si potrebbe affermare che un intervento adeguato questo quarto a livello sia indispensabile per un soddisfacente coinvolgimento dell’alunno nella vita scolastica. Ma quali sono queste variabili?

  • LOCUS OF CONTROL: il “luogo” dove l’alunno ritiene si trovino i “responsabili” di quello che gli accade, nel bene e nel male, e cioè dove siano le cause dei successi e degli insuccessi (sono da attribuire a fattori interni – “se stesso”?, oppure a fattori esterni – “la fortuna” o la “bontà dell’insegnante”?)
  • STILE DI ATTRIBUZIONE: riguarda gli atteggiamenti (attivi o passivi) e le convinzioni (positive o negative) che l’alunno possiede in riferimento alle strategie di apprendimento.
  • SENSO DI AUTOEFFICACIA: ovvero la percezione delle proprie capacità di poter raggiungere il successo nell’esecuzione di un compito, e cioè il senso di competenza (di potercela fare). Risente molto dell’atteggiamento ottimistico dell’insegnante che trasmette fiducia e dei modelli persuasivi adulti per le variabili di credibilità e forza psicologica.
  • MOTIVAZIONE: anch’essa è una componente fondamentale, la spinta all’apprendimento e alla conoscenza. Purtroppo, oggi molti insegnanti lamentano la carenza di motivazione intrinseca, cioè di un riconoscimento personale, da parte dell’allievo, dell’importanza che può avere per lui quel tipo di acquisizione, con conseguente investimento spontaneo di energie psico-cognitive e comportamenti diretti alla meta. Per sopperire a ciò, l’insegnante deve cercare di motivare estrinsecamente l’alunno rinforzandolo nelle sue risposte positive (prestare attenzione, svolgere il compito,ecc.), attraverso stimoli positivi, quali la lode, l’approvazione pubblica, piccoli premi o gratificazioni simboliche.
  • AUTOSTIMA: implica operare didatticamente secondo il principio della «normalizzazione», atteggiamenti e materiali il più possibile uguali a quelli dei compagni, proprio per trasmettere il senso positivo e valorizzante dell’ «essere come tutti gli altri».

L’autostima cresce anche attraverso il vivere una serie di relazioni interpersonali significative, che confermino cioè il valore dell’alunno come persona, al di là dei suoi successi scolastici.

Data la quantità di prove a favore dell’approccio metacognitivo nella didattica e la sua incredibile utilità nell’ambito dei disturbi dell’apprendimento, auspico che questo modo di fare scuola diventi prioritario rispetto alla trasmissione liturgica e ritualizzata di saperi. Tuttavia, ciò che davvero auguro a  tutti i nostri bambini è che maturino la consapevolezza della conoscenza prima di tutto di se stessi e poi del mondo che li circonda. Ciò che invece auguro a tutti gli insegnanti, ai genitori e ai professionisti del settore è che possano infondere fiducia, insegnare la curiosità e accompagnare i bambini nei processi della conoscenza e dell’apprendimento.

BIBLIOGRAFIA:

Cesare Cornoldi, Metacognizione e apprendimento, il Mulino, Bologna, 1995 (2006).

Dario Ianes, Metacognizione e insegnamento, (Centro Studi Erickson e Università di Trento), 1996.

Lucio Cottini, La didattica metacognitiva, Università di Udine

SITOGRAFIA:

https://www.metaintelligenze.it/

https://infodsa.it/disturbicognitivi/didattica-metacognitiva

https://www.edscuola.eu/wordpress/

https://www.igeacps.it/la-metacognizione-nei-contesti-educativi/

https://www.metaintelligenze.it/metascuola/

 

Dott.ssa Debora Calabrese – Psicologa

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Questo articolo ha 8 commenti.

  1. Berta

    Professionale come poche nel suo campo

  2. luca giordano

    Quando si dice.... A verità!!
    Sempre più insegnanti nel panico, magari altri articoli così, magari smuove la coscienza dei professionisti e la loro consapevolezza che ogni bambino è una entità a sé con problemi o no, con voglia o no!!!
    Ma se gli insegnanti sono i primi a non riuscire a gestire ciò, perché lo stato NN Aiuta i professionisti come voi??????

    Siamo alle solite.... Continua così e nn tacere MAI!!!!
    W I BAMBINI E LA LORO SPENSIERATEZZA

  3. Addolorata

    Sarebbe meraviglioso se questo metodo lo capissero, non solo i bambini e gli insegnanti, ma anche noi adulti in generale, in modo da aiutare anche in famiglia e noi stessi.

  4. Alessandra

    Mi sembra che si sottovaluti la formazione culturale dei docenti , degli ultimi anni soprattutto. Di metacognizione ormai si parla sempre più spesso e la didattica per competenze è il punto di arrivo di un percorso che ha condotto “professionisti “ come i docenti a riflettere su cosa si insegna e come Si insegna.

  5. Alessandra

    Ps. So che il commento non sarà mai approvato ma ci tengo a sottolineare quanto sia offensivo per la mia categoria sentir parlare di velata ignoranza dei docenti in campo psicologico, pedagogico e didattico. Aspetto voi tutti in classe e nelle sedute di programmazione, magari potete avere una visione più chiara delle professionalità dei docenti.

  6. Debora

    Gentile Alessandra, l'articolo ha, come tutti gli altri, uno scopo conoscitivo e non denigratorio nei confronti di una qualche categoria. Ha come scopo, inoltre, quello di incentivare la conoscenza e la curiosità. Inoltre è chiaramente espresso che non bisogna fermarsi a pochi casi isolati, di cui sicuramente lei farà parte, ma andare oltre... la ringrazio del commento e del confronto

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