Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC): correlati neurobiologici e neuropsicologici

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Per accrescere e migliorare la comprensione del disturbo ossessivo-compulsivo è importante tenere in considerazione tutti quei dati provenienti dalle neuroscienze. Nonostante i risultati di innumerevoli studi siano spesso contrastanti, la continua evoluzione della ricerca consente di delineare dei modelli neuro-anatomici sempre più definiti del disturbo. Questo articolo ha l’obiettivo di includere diversi risultati di ricerca offrendo una visione neuroscientifica e chiarendo la fisiopatologia e i correlati neuropsicologici del disturbo ossessivo-compulsivo.

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è una condizione patologica caratterizzata generalmente da ossessioni e compulsioni. Per ossessioni si intendono idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella mente del soggetto; questi vengono percepiti come intrusivi, fastidiosi e privi di senso, provocando ansia e malessere costante. Le compulsioni, invece, rappresentano atti mentali (es. contare, pregare, ripetere parole) o comportamentali (es. controllare, pulire, ordinare) ripetitivi, finalizzati ed intenzionali, effettuati in modo eccessivo e irragionevole, messi in atto in risposta ad un’ossessione, seguendo regole precise e stereotipate, allo scopo di neutralizzare o prevenire un disagio e/o un evento temuto.

Un gran numero di studi si è avvalso delle tecniche di neuroimaging come tomografia a emissione di positroni (PET), tomografia assiale computerizzata (TAC) e risonanza magnetica funzionale (fMRI) per identificare, oltre che anomalie a livello strutturale, anche attività anormalmente elevate in alcune regioni del cervello, tra cui la corteccia orbitofrontale (OFC), la corteccia cingolata anteriore (ACC) e strutture subcorticali come i gangli della base. L’eccessiva attivazione di tali aree durante la manifestazione dei sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo, è apparsa diminuita in quei pazienti sottoposti a trattamenti farmacologici e di terapia comportamentale, delineando questi ultimi come trattamenti di successo. Sulla base di tali risultati, infatti, molti studiosi hanno ipotizzato un convenzionale modello orbitofronto-striatale come circuito neurale che media l’espressione sintomatica del DOC ma, le continue ricerche, considerano il disturbo ossessivo compulsivo sempre più eterogeneo, infatti, esso potrebbe avere diversi sistemi neurali correlati a fattori clinici come la gravità dei sintomi. Recentemente, si è concluso che lesioni nel circuito cortico-striato-talamico, nella corteccia parietale e temporale, nel cervelletto e nel tronco cerebrale, possono indurre compulsività. Inoltre, lesioni orbitofontali hanno mostrato costantemente cambiamenti comportamentali relativi soprattutto a disinibizione e scarsa capacità decisionale.

Diversi studi neuropsicologici suggeriscono che le ossessioni e le compulsioni, ossia i sintomi persistenti e inflessibili del DOC, potrebbero essere influenzati da disturbi cognitivi più elevati come deficit dell’attenzione, deficit delle funzioni esecutive, deficit della memoria di lavoro.

Deficit dell’attenzione

Vi sono pareri contrastanti sui deficit dell’attenzione in relazione al disturbo ossessivo-compulsivo. Molti ricercatori hanno esaminato le menomazioni dell’elaborazione delle informazioni e dello span attentivo attraverso test cognitivi, rilevando un calo nella velocità di elaborazione delle informazioni, anche se non ci sono delle prove sufficienti che suggeriscano una compromissione definitiva di queste funzioni. Per quanto riguarda l’attenzione selettiva, molti studi ipotizzano che i pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo abbiano difficoltà a spostare la loro attenzione solo su un target tra tanti. Pertanto, ulteriori studi di neuroimaging potrebbero fornire diverse prove a riguardo.

Deficit delle funzioni esecutive

Le funzioni esecutive includono diverse abilità, come: la pianificazione, la flessibilità cognitiva, l’acquisizione di regole, il problem-solving (ossia la capacità di risoluzione dei problemi). Nonostante vi siano risultati discordanti, gran parte degli studi ipotizzano che la compromissione delle funzioni esecutive sia la spiegazione più ragionevole per alcuni comportamenti tipici del DOC, come scelte comportamentali inadeguate o mancanza di flessibilità nella modifica del comportamento.

Memoria di lavoro

La memoria di lavoro (WM) è una delle funzioni cognitive superiori, un tipo di memoria che include il monitoraggio attivo e la manipolazione delle informazioni. Diversi ricercatori, utilizzando test cognitivi e tecniche di neuroimaging, alcune volte anche in combinazione, hanno scoperto una compromissione marcata della memoria di lavoro in pazienti con DOC.

Uno studio in risonanza magnetica funzionale durante l’esecuzione di compiti Dual N-back (Nakao T, Nakagawa A, Nakatani E et?al.) ha mostrato che nei pazienti con DOC vi è una maggiore attivazione nella corteccia dorsolaterale destra (DLPFC), nel giro temporale superiore sinistro (STG), nell’insula sinistra e nella corteccia visiva primaria (V1). Pertanto, si pensa che le difficoltà nell’organizzazione visiva e nella manipolazione mentale delle informazioni visive, siano responsabili dei pensieri e dei comportamenti ripetitivi caratteristici nei pazienti DOC. È interessante come lo stesso studio, abbia evidenziato deficit di memoria diversi a seconda del tipo di compulsioni messe in atto dai pazienti: sembra infatti che, chi mette in atto rituali di controllo mostra un deficit di memoria più grave rispetto a chi mette in atto rituali di pulizia o lavaggio.

Anche il funzionamento neuropsicologico generale sembra dipendere dal tipo di sintomi. Sono stati messi a confronto due gruppi di pazienti con DOC: pazienti ossessionati dal controllo (O-C) e pazienti ossessionati dall’ordine e dalla simmetria (S-O). I risultati emersi, hanno mostrato che il gruppo S-O presentava prestazioni neuropsicologiche molto più scarse in generale ma soprattutto nei domini dell’attenzione, nelle abilità visuo-spaziali e nella memoria di lavoro verbale. A tal proposito, quindi, è possibile concludere che diversi sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo si riferiscono a modelli unici del funzionamento neuropsicologico e, potenzialmente, alla disfunzione di diversi circuiti neurali.

Per concludere, come già detto in precedenza, molti studi comparativi (pre e post trattamento) confermano un miglioramento clinico dei sintomi in pazienti con DOC dopo il trattamento farmacologico e psicologico. In particolare, sembra che la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) intensiva, accostata ad un trattamento farmacologico, possano ristabilire quell’attività anormalmente elevata di alcune regioni cerebrali in pazienti con DOC.

Il complesso coinvolgimento di varie reti neurali nel disturbo ossessivo-compulsivo, potrebbe causare la sua diversità clinica e quindi, provocare una deviazione delle risposte al trattamento.

Evidenze preliminari hanno suggerito il possibile ruolo dei deficit neuropsicologici come marcatori della risposta al trattamento, ma studi successivi hanno mostrato che le prestazioni a test neuropsicologici non predicono la risposta al trattamento, seppur i pazienti trattati con CBT hanno dimostrato un miglioramento dei sintomi del DOC.

Al momento, nonostante le grandi quantità di informazioni che abbiamo ottenuto da studi neurobiologici e neuropsicologici, ci sono ancora molte questioni da chiarire riguardo il disturbo ossessivo-compulsivo. Speriamo in ulteriori e continue ricerche che possano permettere un miglioramento delle strategie di trattamento.

A cura di Alessia Capasa – Psicologa

Bibliografia

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  3. Laura B. BragdonBrandon E. GibbMeredith E. Coles, 2018: Does neuropsychological performance in OCD relate to different symptoms? A meta?analysis comparing the symmetry and obsessing dimensions, in Depression&Anxiety
  4. Satish SuhasNaren P Rao, 2019: Neurocognitive deficits in obsessive–compulsive disorder: A selective review, in Indian Journal of Psychiatry Volume 61, Issue 7, Pages 30-36
  5. Daniela T. Braga, PhDAmitai Abramovitch, PhD, et al., 2016: Neuropsychological predictors of treatment response to cognitive behavioral group therapy in obsessive–compulsive disorder, in Depression&Anxiety

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