“Generazione touch”: l’importanza dell’intervento psicomotorio funzionale per stimolare le abilità fino-motorie

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Con l’arrivo delle tecnologie “touch”, abbiamo potuto assistere ad un crescente numero di bambini che, pur in assenza di patologie, fanno fatica a manipolare oggetti e ad interagire con essi, questo perché probabilmente i ritmi serrati della quotidianità del loro ambiente circostante trova più semplice far approcciare i piccoli a questi nuovi strumenti di conoscenza piuttosto che a sperimentare in pratica. Sembra avere più valenza istruttiva ormai il fatto che molti bambini imparino prima ad usare il tablet “sfiorando” con un dito lo schermo luminoso, che non ad afferrare un oggetto o a camminare, non tenendo presente però che un eccessivo e precoce utilizzo di strumenti tecnologici può rallentare il corretto sviluppo delle abilità fino-motorie e di altre più complesse ed in egual modo necessarie capacità.

In contesti educativi ci ritroviamo spesso ad osservare sempre più bambini piccoli che mettono in atto prese disfunzionali siano esse relative ad uno strumento grafico o ad un semplice gioco ed a manipolare oggetti dimostrando difficoltà nella prensione e nelle abilità fino-motorie.

Da questa breve descrizione si può dedurre, quindi, che vi è in corso un radicale cambiamento del rapporto tra bambini ed ambiente che compromette un armonico sviluppo della motricità fine. Perciò è opportuno chiedersi: quanto è importante un corretto sviluppo della motricità fine e quanto incide questo cambiamento sull’aspetto emotivo del bambino?

Ad esempio, cosa si può scatenare a livello emotivo in un bambino osservare i suoi amici che riescono con successo ad eseguire delle semplici azioni delle vita quotidiana (aprire una bottiglia, aprire la merenda, impugnare le posate, etc.) mentre per lui succede il contrario? Sicuramente si sentirà inadeguato al contesto, pensando di non essere all’altezza di fare quello che fanno la maggior parte dei suoi coetanei, di conseguenza questo comporterà una scarsa fiducia e autostima in sé stesso. E’ vero che ogni bambino ha i suoi tempi, scanditi secondo i propri ritmi di crescita e di apprendimento ed attraversa diverse fasi di sviluppo per poter acquisire e potenziare una certa abilità, ci sono però delle capacità che si palesano in determinati periodi della vita e per questo è importante stimolarle fin dalla più tenera età e tra queste vi sono proprio le abilità fino-motorie.

L’importanza delle abilità fino-motorie

Le “abilità fino –motorie” sono quei movimenti che interessano piccoli muscoli delle mani e delle dita, polsi, braccia e che attraverso la ripetizione dell’esercizio, vengono appresi, consolidati e automatizzati, si realizzano quindi senza l’intervento consapevole dell’attenzione. Queste abilità sono influenzate e strettamente collegate alla propriocezione, al controllo posturale, alla coordinazione occhio-mano e all’integrazione visuo-motoria, ossia la messa in atto del gesto motorio attraverso la rielaborazione dell’informazione visiva.

La carenza di tali aspetti andrà nella maggior parte dei casi ad interferire sull’apprendimento scolastico e ad avere un impatto diretto sulla vita del bambino , infatti fin dai primi mesi di vita la conoscenza si costruisce attraverso la possibilità di relazionarsi con l’ambiente, il bambino impara dalla propria esperienza motoria a conoscere sé stesso ed il proprio corpo , di conseguenza sperimenta il suo corpo nella sua globalità attraverso i sensi e seppur sbagliando impara ad agire su di esso per aggiustarsi nell’ambiente che lo circonda. Per poter avere un aggiustamento, il piccolo si deve trovare nella condizione di agire – FARE.

Il bisogno di esplorare, manipolare, sperimentare, impadronirsi di materiali e degli oggetti per conoscerne il peso, la resistenza, la temperatura, la flessibilità, fa parte di un “istinto” presente fin da subito nel bambino che gli permette di provare sensazioni tattili.

Dunque la motricità fine della mano si sviluppa a partire dal riflesso di prensione che nel corso del primo anno di vita viene integrato per lasciare spazio ai movimenti volontari delle mani. Oltre la bocca, la mano è uno dei primi organi che viene sperimentato dal bambino infatti secondo Maria Montessori, “la mano è quell’organo fine e complicato nella sua struttura, che permette all’intelligenza non solo di manifestarsi, ma di entrare in rapporti speciali con l’ambiente: l’uomo prende possesso dell’ambiente con la sua mano e lo trasforma sulla guida dell’intelligenza”.

Intervento Psicomotorio Funzionale

La Psicomotricità Funzionale è un procedimento globale che prende in considerazione i punti di forza del bambino, coinvolgendo tutte le sue risorse, alla quale nelle varie fasi di sviluppo dell’età evolutiva si accede con il gioco. Lo stesso è collegato al bisogno biologico che un individuo ha di agire, oltre all’aspetto motorio-prassico, la psicomotricità funzionale lascia spazio alla funzione energetico-affettiva che permette ai bambini di “costruirsi” nella loro totalità , dà la possibilità di esprimere o bloccare le proprie emozioni, di sperimentare le capacità cognitive, l’ autonomia, sviluppando così l’intenzionalità, la fiducia in se stesso e portando ad un accrescimento di autostima e consapevolezza attraverso una gratificante esperienza ludica di tipo diretto con la quale i bambini si sentono coinvolti e prendono coscienza della propria identità corporea, passando anche attraverso tentativi ed errori , e che consente una stimolazione di tutti i canali sensoriali e percettivi.

Bibliografia:
Pesci G. Teoria e pratica della Psicomotricità Funzionale, A scuola con Jean Le Boulch; Roma: Armando, 2012

Sitografia:
https://rivistedigitali.erickson.it/pedagogia-piu-didattica/archivio/vol-5-n-1/il-sapere-in-mano/

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