Lettera di un ansioso

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“Caro amico, concedimi un minuto del tuo tempo, vorrei raccontarti la mia storia.

L’ansia è stata la mia ombra: mi ha accompagnato a scuola, nelle serate con gli amici e mi ha raggiunto perfino nelle mie ore di lavoro, ma sono certo che il mio cammino sarebbe stato profondamente diverso senza di lei e bada bene al termine che ho utilizzato: diverso non vuol dire migliore.

Ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentito inadeguato, sbagliato e a tratti anche un po’ sfigato, lo ammetto. Ricordo ancora il mal di pancia prima di una partita importante, di un’ interrogazione a scuola o di un colloquio. Ricordo la stanchezza, il mal di testa e la debolezza.

L’ansia mi ha bisbigliato un sacco di catastrofi: “stai per morire”, “potresti perdere il controllo”, “stai svenendo” o ancora “stai impazzendo” e tutti i sintomi che sperimentavo mi confermavano questi timori: debolezza, tremore, vertigini, nausea e tanti altri che conosciamo bene. Eppure, non è mai accaduto nulla di tutto ciò.

Ricordo quanto sia stato difficile dover spiegare quello che mi accadeva: è capitato che io mi sia sentito giudicato da qualche amico dopo aver rifiutato un invito al cinema per paura di sentirmi male. Non è stato un percorso semplice, ero entrato in un circolo vizioso in cui la paura di sperimentare un attacco di panico o un’ansia intensa era tanto forte da impedirmi di vivere serenamente le mie giornate.

Sarò sincero con te, ho anche pensato di non avere alternative, mi sentivo come un condannato.

Sebbene mi facesse tremendamente soffrire l’evitare tante opportunità, talvolta era meno doloroso rispetto al rischio di sperimentare un attacco di panico.

Se sei arrivato fin qui, continua a leggere perché quello che ho da dirti potrebbe sorprenderti.

L’ansia non è stata solo questo. Non ricordo di aver compiuto nella mia vita un errore finanziario: ho sempre calcolato tutto nel limite del possibile. Non ricordo un colloquio di lavoro a cui io sia arrivato impreparato.

Pian piano ho imparato a conoscermi e a conoscere quest’emozione, ho imparato a non farmi trascinare , ma stimolare. Ho iniziato a nominare questa parola, ho imparato a riconoscerla, a darle un volto. Ho imparato a non averne paura. Smettere di aver paura dell’ansia è un po’ come accendere la luce in una stanza in cui avevi smesso di entrare per paura delle ombre, ti accorgi che non accade quello che più temevi, non c’è alcun mostro sotto il letto e la tua vita non è realmente in pericolo.

Ho imparato a fermarmi nei periodi in cui chiedevo troppo a me stesso, ho imparato a distinguere l’ansia dalle altre emozioni. Non ho fatto tutto ciò da solo, la psicoterapia è stata la mia stampella, il mio salvagente quando credevo di annegare. Passo dopo passo, ho ripreso la mia vita in mano. Ho smesso di giudicare la mia ansia e di giudicarmi per questa.

Sai talvolta viene a trovarmi e capita che non sia sempre gentile, ma ormai ho imparato a gestirla. Prima di salutarti ti dico un’ultima cosa: sii fiducioso, la fine di questo incubo esiste”.

“Se si riflette sull’esistenza umana, è molto più difficile spiegarsi come mai la maggior parte degli individui non provi l’ansia, che invece perché mai a volte qualcuno la provi” (Kurt Schneider)

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